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La bontà insensata

Il segreto degli uomini giusti

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«Mi sono reso conto che non riusciremo mai a debellare dalla Storia il male che gli uomini commettono nei confronti degli altri uomini. Nonostante il trauma di Auschwitz, i genocidi e i crimini contro l'umanità sono continuati nei gulag staliniani, in Biafra, in Ruanda, in Bosnia e altri ne seguiranno ancora.» Queste parole di Moshe Bejski sembrano privare di speranza. Tuttavia, la sua vita, scampato alla deportazione grazie a Oskar Schindler e fondatore del Giardino dei giusti, rappresenta un esempio di resistenza al male. Ogni albero del Giardino ricorda chi ha salvato almeno un ebreo dalla Shoah. Gabriele Nissim, giornalista e saggista, ha dialogato a lungo con Bejski, diffondendo storie di giusti nel mondo. L'autore invita a rileggere i pensatori del Novecento, come Hannah Arendt e Václav Havel, che hanno esplorato il bene nelle situazioni estreme, indagando termini come «responsabilità», «dignità» e «perdono». La speranza è che questo esercizio di memoria avvii una staffetta di responsabilità morale tra le generazioni, come immaginato dal giudice Giovanni Falcone. Esempi come Pierantonio Costa, che salvò duemila tutsi in Ruanda, e il generale Jovan Divjak, educatore per la tolleranza, dimostrano che i giusti, pur imperfetti, ci insegnano a vivere con coraggio e empatia. Il vero segreto dei giusti è agire per sentirsi meglio con se stessi.

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La bontà insensata, Gabriele Nissim

Lingua
Pubblicato
2011
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(Copertina rigida)
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Molto buono
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Titolo
La bontà insensata
Sottotitolo
Il segreto degli uomini giusti
Lingua
Italiano
Editore
Mondadori
Pubblicato
2011
Formato
Copertina rigida
Pagine
264
ISBN10
8804606606
ISBN13
9788804606604
Serie
Valutazione
3,75 su 5
Descrizione
«Mi sono reso conto che non riusciremo mai a debellare dalla Storia il male che gli uomini commettono nei confronti degli altri uomini. Nonostante il trauma di Auschwitz, i genocidi e i crimini contro l'umanità sono continuati nei gulag staliniani, in Biafra, in Ruanda, in Bosnia e altri ne seguiranno ancora.» Queste parole di Moshe Bejski sembrano privare di speranza. Tuttavia, la sua vita, scampato alla deportazione grazie a Oskar Schindler e fondatore del Giardino dei giusti, rappresenta un esempio di resistenza al male. Ogni albero del Giardino ricorda chi ha salvato almeno un ebreo dalla Shoah. Gabriele Nissim, giornalista e saggista, ha dialogato a lungo con Bejski, diffondendo storie di giusti nel mondo. L'autore invita a rileggere i pensatori del Novecento, come Hannah Arendt e Václav Havel, che hanno esplorato il bene nelle situazioni estreme, indagando termini come «responsabilità», «dignità» e «perdono». La speranza è che questo esercizio di memoria avvii una staffetta di responsabilità morale tra le generazioni, come immaginato dal giudice Giovanni Falcone. Esempi come Pierantonio Costa, che salvò duemila tutsi in Ruanda, e il generale Jovan Divjak, educatore per la tolleranza, dimostrano che i giusti, pur imperfetti, ci insegnano a vivere con coraggio e empatia. Il vero segreto dei giusti è agire per sentirsi meglio con se stessi.