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Un romanzo storico che ha il respiro di una epopea popolare. Nella letteratura italiana del dopoguerra è questo il romanzo che ha più respiro d’epopea, un’epopea popolare in cui si fondono i motivi d’umanità e di poesia del verismo meridionale. Campagne e villaggi del Molise sono un mondo di antiche ingiustizie e torpori. E tuttavia il vento della rivolta si leva da questo feudo immobile. Protagonisti della drammatica vicenda sono un vecchio e inetto proprietario terriero, la giovane e ambiziosa moglie di lui, e Luca Marano, un ragazzo, figlio di poveri, che gode della fiducia dei contadini. Ha scritto Emilio Cecchi: «Tra le molteplici figure della nostra narrativa, questa di Luca è una di quelle che avranno maggiore probabilità di sopravvivere. In lui si concentra l’umiliazione, la poesia e la speranza della sua ragione. Nelle pagine che dovevano essere le sue ultime, Jovine non poteva toccare soggetto più bello».
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Le terre del Sacramento, Francesco Jovine
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- (Copertina rigida)
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- Titolo
- Le terre del Sacramento
- Lingua
- Italiano
- Autori
- Francesco Jovine
- Editore
- Orpheus
- Formato
- Copertina rigida
- Serie
- Tag
- Narrativa, Letteratura mondiale, Natura, Prosa storica, Famiglia, Diritti Umani, Società e politica
- Valutazione
- 3,4 su 5
- Descrizione
- Un romanzo storico che ha il respiro di una epopea popolare. Nella letteratura italiana del dopoguerra è questo il romanzo che ha più respiro d’epopea, un’epopea popolare in cui si fondono i motivi d’umanità e di poesia del verismo meridionale. Campagne e villaggi del Molise sono un mondo di antiche ingiustizie e torpori. E tuttavia il vento della rivolta si leva da questo feudo immobile. Protagonisti della drammatica vicenda sono un vecchio e inetto proprietario terriero, la giovane e ambiziosa moglie di lui, e Luca Marano, un ragazzo, figlio di poveri, che gode della fiducia dei contadini. Ha scritto Emilio Cecchi: «Tra le molteplici figure della nostra narrativa, questa di Luca è una di quelle che avranno maggiore probabilità di sopravvivere. In lui si concentra l’umiliazione, la poesia e la speranza della sua ragione. Nelle pagine che dovevano essere le sue ultime, Jovine non poteva toccare soggetto più bello».






