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Di grammatica non si muore

Come sopravvivere al virus della punteggiatura e allo sterminio dei verbi

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«Ragazzi, tutti attenti! Oggi parliamo dei plurali dei nomi composti. Allora, le regole sono troppe e piene di eccezioni. Non ci provate neanche a impararle a memoria. Usate il buon senso e soprattutto un buon vocabolario.» Se <b>Massimo Roscia</b> salisse (e non salirebbe) in cattedra, la sua lezione andrebbe (e non andasse) più o meno così. Perché nella grammatica crede fermamente, un po' meno nell'approccio paludato tutto nozioni e casi noiosi. Così ha deciso di svecchiarlo, per dimostrare che le norme possono essere semplici, intuitive e persino amichevoli. U<b>n po' Rodari e un po' Flaiano</b>, passa in rassegna i fondamenti dell'italiano e si diverte a calarli in esempi contemporanei (dai ritmi rap alle serie tv, dai fantasy ai videogame); riprende gli svarioni più comuni (dall'uso maldestro dell'accento all'abuso disinvolto dell'apostrofo) creando giochi promemoria per non essere più indotti in errore; si batte per la salvaguardia delle forme (utili) in estinzione, come il congiuntivo, e invoca il debellamento della pandemia di ciaone e apericena. Sempre <b>all'insegna dell'uso pratico e vivo, perché la lingua è fatta per essere parlata</b>, adattata, modificata, arricchita, cambiata, rivista, aggiornata, corretta, sempre e comunque amata.

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Di grammatica non si muore, Massimo Roscia

Lingua
Pubblicato
2016
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(Copertina rigida),
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Danneggiato
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