BUR Classici greci e latini - 616: I fratelli
Testo latino a fronte - Introduzione, traduzione e note di Dario del Corno
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Démea, un uomo all'antica, ha due figli, Eschino e Ctesifone, il primo lo fa adottare dal fratello Micione, il secondo lo educa egli stesso. Micione è un uomo di mentalità aperta e liberale, ed educa il figlio adottivo con un metodo basato sulla reciproca fiducia e liberalità; Demea, invece, educa il proprio con il metodo tradizionale, basato sui principi del mos maiorum, il costume degli antenati, e sull'esercizio della patria potestas, l'autorità paterna. Eschino rapisce da una casa una citarista, Bacchide, perché di lei si è innamorato il fratello, che per terrore del padre non ha mai osato nulla per realizzare la sua storia d'amore. Eschino, però, non è libero, infatti precedentemente aveva violato una giovane, Panfila, che adesso aveva partorito e della quale era innamorato. Panfila, temendo che Eschino la abbandoni, rivendica i propri diritti e manda Egione a lamentarsi con Micione. Intanto, Demea scopre la relazione del figlio con la citarista e sfoga la sua rabbia contro il fratello, accusandolo di avergli rovinato e corrotto i figli. Infine, Demea decide di cambiare e di diventare liberale. La commedia si conclude con il matrimonio di Eschino e Panfila e con l'acquisto di Bacchide da parte di Ctesifone.
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BUR Classici greci e latini - 616: I fratelli, Publius Terentius Afer, Dario Del Corno
- Lingua
- Pubblicato
- 1987
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- (In brossura)
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- Titolo
- BUR Classici greci e latini - 616: I fratelli
- Sottotitolo
- Testo latino a fronte - Introduzione, traduzione e note di Dario del Corno
- Editore
- BUR Biblioteca Univ. Rizzoli
- Pubblicato
- 1987
- Formato
- In brossura
- Pagine
- 176
- ISBN10
- 8817166162
- ISBN13
- 9788817166164
- Serie
- Valutazione
- 3,3 su 5
- Descrizione
- Démea, un uomo all'antica, ha due figli, Eschino e Ctesifone, il primo lo fa adottare dal fratello Micione, il secondo lo educa egli stesso. Micione è un uomo di mentalità aperta e liberale, ed educa il figlio adottivo con un metodo basato sulla reciproca fiducia e liberalità; Demea, invece, educa il proprio con il metodo tradizionale, basato sui principi del mos maiorum, il costume degli antenati, e sull'esercizio della patria potestas, l'autorità paterna. Eschino rapisce da una casa una citarista, Bacchide, perché di lei si è innamorato il fratello, che per terrore del padre non ha mai osato nulla per realizzare la sua storia d'amore. Eschino, però, non è libero, infatti precedentemente aveva violato una giovane, Panfila, che adesso aveva partorito e della quale era innamorato. Panfila, temendo che Eschino la abbandoni, rivendica i propri diritti e manda Egione a lamentarsi con Micione. Intanto, Demea scopre la relazione del figlio con la citarista e sfoga la sua rabbia contro il fratello, accusandolo di avergli rovinato e corrotto i figli. Infine, Demea decide di cambiare e di diventare liberale. La commedia si conclude con il matrimonio di Eschino e Panfila e con l'acquisto di Bacchide da parte di Ctesifone.


