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Poliana, incinta e ricoverata per un'amniocentesi, affronta il rischio di avere un bambino con la sindrome di Down. A quarant'anni, non ha mai considerato il feto come un bambino, ma piuttosto come un'entità provvisoria, il cui futuro dipende dall'esito dell'esame. Si trova in un conflitto interiore: ora che ha permesso alla sua bambina di esistere, come potrebbe liberarsene se l'esito fosse negativo? Attraverso la fantasia, immagina la vita con una figlia con disabilità, contemplando le gioie e le sfide che ciò comporterebbe. In un momento di chiarezza, dichiara di voler tenere il bambino, anche in caso di sindrome di Down. La narrazione esplora il conflitto tra cuore e ragione, il legame profondo tra madre e figlio che si forma prima della nascita, e il desiderio di procreare, accompagnato dalla responsabilità di portare al mondo un nuovo essere umano. Si tratta di un approccio al tema della diversa abilità e di cosa significhi essere genitori di un bambino con disabilità. La storia lancia sassi nello stagno, lasciando le risposte nella consapevolezza individuale e nella percezione della vita, suggerendo che il 'sentire' spesso trascende la ragione.
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La prima figlia, Anna Pavignano
- Lingua
- Pubblicato
- 2021
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- (In brossura)
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- Titolo
- La prima figlia
- Lingua
- Italiano
- Autori
- Anna Pavignano
- Editore
- Edizioni e/o
- Pubblicato
- 2021
- Formato
- In brossura
- Pagine
- 135
- ISBN10
- 8833573931
- ISBN13
- 9788833573939
- Serie
- Tag
- Narrativa, Invalidità
- Valutazione
- 4 su 5
- Descrizione
- Poliana, incinta e ricoverata per un'amniocentesi, affronta il rischio di avere un bambino con la sindrome di Down. A quarant'anni, non ha mai considerato il feto come un bambino, ma piuttosto come un'entità provvisoria, il cui futuro dipende dall'esito dell'esame. Si trova in un conflitto interiore: ora che ha permesso alla sua bambina di esistere, come potrebbe liberarsene se l'esito fosse negativo? Attraverso la fantasia, immagina la vita con una figlia con disabilità, contemplando le gioie e le sfide che ciò comporterebbe. In un momento di chiarezza, dichiara di voler tenere il bambino, anche in caso di sindrome di Down. La narrazione esplora il conflitto tra cuore e ragione, il legame profondo tra madre e figlio che si forma prima della nascita, e il desiderio di procreare, accompagnato dalla responsabilità di portare al mondo un nuovo essere umano. Si tratta di un approccio al tema della diversa abilità e di cosa significhi essere genitori di un bambino con disabilità. La storia lancia sassi nello stagno, lasciando le risposte nella consapevolezza individuale e nella percezione della vita, suggerendo che il 'sentire' spesso trascende la ragione.


