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Biblioteca Adelphi - 598: Misia

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  • 242pagine
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«L'unica donna di genio che abbia mai incontrato» affermò, perentoria, Coco Chanel (la quale volle occuparsi personalmente della sua toilette mortuaria). Del resto, era stata proprio Misia a intuire nella taciturna modista di provincia un diamante allo stato grezzo – giacché era appunto questo il suo grande talento: fiutare il talento negli altri. Fu così che la «bella pantera imperiosa e sanguinaria» (Eugène Morand), con il suo «viso dolce e crudele di gatta rosa» (Jean Cocteau), accompagnò e protesse (per poi, a volte, disfarsene con noncuranza) pittori, musicisti, scenografi, ballerini e coreografi negli anni leggendari dell'avanguardia parigina – quando le scoperte dell'arte erano anche eventi mondani e gli eventi mondani lanciavano un nuovo stile di vita. Di quell'epoca Misia fu l'incontrastata sovrana: Mallarmé le dedicò un ventaglio, Renoir la pregava di scoprire un po' il seno mentre la dipingeva (ma lei si fece ritrarre nuda solo da Bonnard: per ripicca nei confronti del secondo marito che la tradiva con una giovane attrice), Diaghilev (da lei definito «domatore e mago») ricorreva tempestosamente al suo aiuto, Proust rispondeva ai suoi rimproveri, e Ravel le dedicò Le Cygne e La Valse . Come ha scritto Mario Praz, per lei la vita «era essenzialmente libertà, eterno fluire, divino imprevisto». Queste sue memorie sono insieme il romanzo di un'esistenza cosmopolita, avventurosa, piena di amori e di furori, e l'evocazione di un'epoca che ha ormai acquistato i tratti del favoloso e del remoto.

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Biblioteca Adelphi - 598: Misia, Misia Sert, Nancy Marotta

Lingua
Pubblicato
2012
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(In brossura),
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In buone condizioni
Prezzo
16,99 €

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Titolo
Biblioteca Adelphi - 598: Misia
Lingua
Italiano
Editore
Adelphi
Pubblicato
2012
Formato
In brossura
Pagine
242
ISBN10
8845927490
ISBN13
9788845927492
Serie
Tag
Descrizione
«L'unica donna di genio che abbia mai incontrato» affermò, perentoria, Coco Chanel (la quale volle occuparsi personalmente della sua toilette mortuaria). Del resto, era stata proprio Misia a intuire nella taciturna modista di provincia un diamante allo stato grezzo – giacché era appunto questo il suo grande talento: fiutare il talento negli altri. Fu così che la «bella pantera imperiosa e sanguinaria» (Eugène Morand), con il suo «viso dolce e crudele di gatta rosa» (Jean Cocteau), accompagnò e protesse (per poi, a volte, disfarsene con noncuranza) pittori, musicisti, scenografi, ballerini e coreografi negli anni leggendari dell'avanguardia parigina – quando le scoperte dell'arte erano anche eventi mondani e gli eventi mondani lanciavano un nuovo stile di vita. Di quell'epoca Misia fu l'incontrastata sovrana: Mallarmé le dedicò un ventaglio, Renoir la pregava di scoprire un po' il seno mentre la dipingeva (ma lei si fece ritrarre nuda solo da Bonnard: per ripicca nei confronti del secondo marito che la tradiva con una giovane attrice), Diaghilev (da lei definito «domatore e mago») ricorreva tempestosamente al suo aiuto, Proust rispondeva ai suoi rimproveri, e Ravel le dedicò Le Cygne e La Valse . Come ha scritto Mario Praz, per lei la vita «era essenzialmente libertà, eterno fluire, divino imprevisto». Queste sue memorie sono insieme il romanzo di un'esistenza cosmopolita, avventurosa, piena di amori e di furori, e l'evocazione di un'epoca che ha ormai acquistato i tratti del favoloso e del remoto.