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- 222pagine
- 8 ore di lettura
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Il 9 aprile 1953, Emanuele Almansi, libraio-antiquario, è accusato di aver tentato di uccidere il figlio Federico in un processo che attira l'attenzione dei media e del pubblico. In aula, Almansi ammette le accuse e la premeditazione, rivelando la tragica eredità familiare di malattia mentale che ha colpito suo nonno e suo padre, culminando nella sofferenza di Federico, un promettente poeta di quindici anni, amico di Umberto Saba, che ha sviluppato segni di schizofrenia. La prospettiva di Federico destinato a una vita di povertà e istituzionalizzazione diventa insopportabile per Almansi, che considera l'omicidio-suicidio come unica soluzione. Sebbene il tentato omicidio non si sia concretizzato, l'udienza è segnata dall'apparizione di Federico, ormai trasformato in un'ombra di se stesso, con un aspetto trascurato e privo di vitalità. La sua immagine, un tempo angelica, è scomparsa, mentre il ricordo di Almansi si affievolisce. Attraverso lettere, poesie e documenti, il libro ricostruisce la vita di Federico, dal legame con Saba alle esperienze come partigiano e alla lotta contro la malattia nel dopoguerra, rivelando la bellezza di una vita breve, segnata dalla fragilità della mente. «Anche per un angelo il sonno e la notte possono essere più dolci della veglia».
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Il celeste scolaro, Emilio Jona
- Lingua
- Pubblicato
- 2015
- Rilegatura
- (In brossura)
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- Titolo
- Il celeste scolaro
- Lingua
- Italiano
- Autori
- Emilio Jona
- Editore
- Neri Pozza
- Pubblicato
- 2015
- Formato
- In brossura
- Pagine
- 222
- ISBN10
- 885450954X
- ISBN13
- 9788854509542
- Serie
- Tag
- Descrizione
- Il 9 aprile 1953, Emanuele Almansi, libraio-antiquario, è accusato di aver tentato di uccidere il figlio Federico in un processo che attira l'attenzione dei media e del pubblico. In aula, Almansi ammette le accuse e la premeditazione, rivelando la tragica eredità familiare di malattia mentale che ha colpito suo nonno e suo padre, culminando nella sofferenza di Federico, un promettente poeta di quindici anni, amico di Umberto Saba, che ha sviluppato segni di schizofrenia. La prospettiva di Federico destinato a una vita di povertà e istituzionalizzazione diventa insopportabile per Almansi, che considera l'omicidio-suicidio come unica soluzione. Sebbene il tentato omicidio non si sia concretizzato, l'udienza è segnata dall'apparizione di Federico, ormai trasformato in un'ombra di se stesso, con un aspetto trascurato e privo di vitalità. La sua immagine, un tempo angelica, è scomparsa, mentre il ricordo di Almansi si affievolisce. Attraverso lettere, poesie e documenti, il libro ricostruisce la vita di Federico, dal legame con Saba alle esperienze come partigiano e alla lotta contro la malattia nel dopoguerra, rivelando la bellezza di una vita breve, segnata dalla fragilità della mente. «Anche per un angelo il sonno e la notte possono essere più dolci della veglia».