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L'Apocalisse è un lieto fine. Storia della mia vita e del nostro futuro

storie della mia vita e del nostro futuro

Parametri

  • 263pagine
  • 10 ore di lettura

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“Ho bisogno della bellezza, così come amo ogni anelito dell’uomo per compararsi a essa. Rinuncerei a qualsiasi merito artistico pur di riuscire a fare della mia vita un’opera d’arte.” Questo principio guida Ermanno Olmi nella sua esplorazione della vita, delle sue certezze e dei suoi incontri. Cresciuto durante la disfatta fascista e testimone della rinascita nazionale, Olmi è stato fornaio, impiegato e regista precoce. Ha vissuto l’abbandono delle campagne e l’esplosione della società dei consumi, diventando protagonista del cinema italiano, ma ha scelto di rappresentare non il Boom, bensì la cecità di uno sviluppo che ha strappato il Paese alle sue radici contadine. Questa ferita è il cuore della sua illuminante autobiografia. Non è solo il racconto di una vita affascinante, ma una riflessione profonda e urgente. L’artista, che ha colto gli echi della civiltà rurale, ci mette in guardia dal declino della nostra epoca. Abbiamo dimenticato il significato di “far bene”, coltivando l’etica del male minore. Produttività e potere ci rinchiudono fino a quando non impareremo la lezione della terra: il ciclo delle sue stagioni. Solo allora la fine non sarà un oscuro presagio, ma l’alba di un nuovo mondo da scoprire, dove ritrovare il nostro incanto.

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L'Apocalisse è un lieto fine. Storia della mia vita e del nostro futuro, Ermanno Olmi

Lingua
Pubblicato
2013
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(Copertina rigida)
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Titolo
L'Apocalisse è un lieto fine. Storia della mia vita e del nostro futuro
Sottotitolo
storie della mia vita e del nostro futuro
Lingua
Italiano
Editore
Rizzoli
Pubblicato
2013
Formato
Copertina rigida
Pagine
263
ISBN10
8817059048
ISBN13
9788817059046
Serie
Tag
Descrizione
“Ho bisogno della bellezza, così come amo ogni anelito dell’uomo per compararsi a essa. Rinuncerei a qualsiasi merito artistico pur di riuscire a fare della mia vita un’opera d’arte.” Questo principio guida Ermanno Olmi nella sua esplorazione della vita, delle sue certezze e dei suoi incontri. Cresciuto durante la disfatta fascista e testimone della rinascita nazionale, Olmi è stato fornaio, impiegato e regista precoce. Ha vissuto l’abbandono delle campagne e l’esplosione della società dei consumi, diventando protagonista del cinema italiano, ma ha scelto di rappresentare non il Boom, bensì la cecità di uno sviluppo che ha strappato il Paese alle sue radici contadine. Questa ferita è il cuore della sua illuminante autobiografia. Non è solo il racconto di una vita affascinante, ma una riflessione profonda e urgente. L’artista, che ha colto gli echi della civiltà rurale, ci mette in guardia dal declino della nostra epoca. Abbiamo dimenticato il significato di “far bene”, coltivando l’etica del male minore. Produttività e potere ci rinchiudono fino a quando non impareremo la lezione della terra: il ciclo delle sue stagioni. Solo allora la fine non sarà un oscuro presagio, ma l’alba di un nuovo mondo da scoprire, dove ritrovare il nostro incanto.