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Enrico Filippini

    Enrico Filippini è stato un giornalista e traduttore svizzero-italiano, la cui opera è stata caratterizzata da un profondo interesse per il pensiero letterario e filosofico. I suoi studi a Milano, Berlino e Monaco si sono concentrati sui movimenti giovanili e le ideologie pedagogiche. Ha lavorato come consulente letterario per importanti case editrici e successivamente è diventato il curatore delle pagine culturali del quotidiano La Repubblica. Filippini ha tradotto pensatori e scrittori di lingua tedesca e ha anche pubblicato suoi racconti, che hanno ottenuto il plauso della critica e del pubblico.

    La Morte a Venezia
    Piccola Biblioteca Einaudi. Nuova serie - 34: L'opera d'arte nell'epoca della sua riproducibilità tecnica
    L'opera d'arte nell'epoca della sua riproducibilità tecnica
    • Una filosofia della crisi dell'arte, in uno dei saggi più celebri di Benjamin. Questa edizione è corredata da un saggio di Massimo Cacciari, da un'ampia sezione di Note che dà conto della genesi dell'opera ed è arricchita dalle annotazioni di Benjamin alle diverse versioni del saggio.

      L'opera d'arte nell'epoca della sua riproducibilità tecnica2011
      4,1
    • Il famoso scrittore tedesco Gustav Aschenbach, che ha basato la sua vita e l'intera opera sulla più ostinata fedeltà ai canoni classici dell'estetica e dell'etica, è spinto a Venezia da un misterioso impulso. Nell'attimo in cui balena sulla spiaggia del Lido la spietata bellezza del ragazzo polacco Tadzio, Aschenbach avverte il definitivo segno del destino: l'anelito allo sfacelo. La morte a Venezia (1913), oltre che un romanzo, è una cerimonia. Completa il volume un'appendice bibliografica.

      La Morte a Venezia2009
      3,8
    • La Gioconda su un foulard o l'incisione di un concerto di Ravel diretto dall'autore stesso e ogni giorno riascoltabile sono due esempi di quel fenomeno che Benjamin definisce "la perdita dell'aura" nell'epoca della riproducibilità tecnica dell'arte, ossia la perdita del "qui e ora" magico ed unico che si fonde con la creazione artistica e la contraddistingue. Nel chiuso di una automobile, ad esempio, mediante un mangianastri si può ascoltare quel concerto di Ravel al di fuori della sua unicità spazio-temporale, oggettivandolo e spersonificandolo. Nondimeno, la perdita del carisma insito nell'opera d'arte, "unica" eppure riprodotta, non è deplorata da Benjamin con quell'attegiamento aristocratico che contraddistingue alcuni esponenti della Scuola di Francoforte. Egli collega infatti la "perdita dell'aura" nella società contemporanea all'irruzione delle masse sulla scena e alla loro richiesta di cultura che è gioco forza diventi una merce. La riproduzione dell'opera d'arte in "sede impropria" non ne comporta una perdita di qualità, ma piuttosto una desacralizzazione, il che favorisce un'esperienza laica della cultura e ne sostituisce il valore rituale con un valore espositivo antiestetizzante.

      Piccola Biblioteca Einaudi. Nuova serie - 34: L'opera d'arte nell'epoca della sua riproducibilità tecnica2000
      4,0