Questa autrice è celebrata per la sua profonda esplorazione della psiche umana, addentrandosi nelle complessità delle relazioni e spesso confrontandosi con temi di memoria e identità. La sua prosa è caratterizzata da una meticolosa precisione e da una qualità lirica che attira i lettori nei mondi intimi dei suoi personaggi. Attraverso la sua scrittura, esamina le ambiguità dell'esistenza, rivelando frequentemente le motivazioni nascoste e i desideri inespressi che guidano le azioni umane. Il suo lavoro si distingue per una profonda comprensione della condizione umana e per la capacità di renderla con penetrante eleganza.
Una donna deve affrontare nel giro di pochi mesi la malattia mortale del compagno di un'intera vita. Questa donna, che è poi l'autrice, rievoca il lontano incontro con il giovane che sarebbe diventato suo marito, i primi mesi del loro sodalizio e gli ultimi mesi, segnati dalla prospettiva irreparabile della fine. Il confronto con la morte produce un'esasperazione della sincerità, cioè il contrario della rimozione: diventa amore di conoscenza, ricerca dei significati ultimi, perché "non può darsi pietà senza spietatezza".
La storia di una ragazza borghese, una jeune fille rangée che vive con rabbia e al tempo stesso con astrazione la propria educazione alla vita. Sul filo dei ricordi Lalla Romano ricostruisce la Torino ovattata degli anni Venti con le sue atmosfere, i suoi luoghi, tracciando non il ritratto di un'epoca ma quello di un tempo della vita. L'educandato femminile, le amicizie, il primo amore, i tentativi di porre le basi per il futuro, le incertezze di una personalità ancora acerba sono narrate con distacco oggettivo, fino all'evidenza di una pungente ironia. In Una giovinezza inventata (1979) l'autrice ha saputo cogliere quanto c'è di intimo e unico nella giovinezza di ognuno e nello stesso tempo quanto di inconsapevolmente comune c'è nella giovinezza di tutti, tratteggiando, come ha affermato Geno Pampaloni, «il quadro di una infelicità, sottile ma irrimediabile, che la giovinezza consegna alla vita». Antologia critica, cronologia della vita e delle opere, bibliografia a cura di Antonio Ria.
Nonostante Gustave Flaubert continui, per la maggioranza dei lettori, a essere esclusivamente l'autore di Madame Bovary , L'educazione sentimentale ha meritatamente avuto i riconoscimenti che merita un capolavoro narrativo fondamentale nel romanzo moderno. Storia di una giovinezza consumata nell'amore platonico per una donna sposata e diario delle speranze e delusioni di una generazione che fece la rivoluzione del 1848, il romanzo narra le vicende di Frédéric Moreau, giovane borghese sensibile ma pieno di debolezze, al quale occorrono amici e amanti per sentirsi vivere, giunto a Parigi per studiare legge e fare il suo ingresso nella seducente società di metà Ottocento. Il travaglio politico e sociale di quei giorni affiora dalle pagine del libro, illuminate anche dalla passione e dall'amore per quattro donne, attraverso le quali si compie l'educazione sentimentale del giovane Frédéric, che alla fine rimarrà deluso dall'amore sia dalla politica.
La guerra è l'inverno isolano in uno sperduto gruppo di case due coppie di amici. Da una parte Ada, giovane insegnante, natura istintiva e luminosa, con il marito Paolo, intellettuale malato; dall'altra una giovane donna, Giulia, maternamente attratta dalla debolezza di Paolo, e il marito di Giulia, Stefano, uomo forte e risoluto, a sua volta colpito dalla vitalità di Ada. Un gioco di attrazioni che rimane tuttavia sul piano di affinità elettive appena intraviste.
È la storia di Mimma Capodieci, insegnante, collega dell'autrice in una scuola media femminile, cui il tribunale ha tolto un figlio perché, per motivi religiosi, si è rifiutata di acconsentire a una trasfusione di sangue. È questo il caso di coscienza di Lalla Romano che, prese le parti della collega, non solo testimonierà in suo favore al processo, ma la difenderà appassionatamente nell'ambiente della sua scuola, chiuso e bigotto, ma non privo di personalità memorabili.
Fino a che punto una madre aiuta o mette in difficoltà un figlio negli anni della sua formazione? Si può raccontare il rapporto tra una madre e un figlio? Un confronto tra generazioni nel segno di un coraggio morale che non si ferma davanti alle verità più difficili. Il romanzo ha vinto il Premio Strega 1969.
Al centro di «Inseparabile» ci sono l'autrice e l'Emiliano già protagonista de «L'ospite», nel rapporto speciale di una nonna col suo nipote, ricreato sul filo di incontri, vacanze, piccoli e grandi eventi che si susseguono nel corso di alcuni anni. Mentre lui cresce e condivide con lei letture, pensieri, giochi e passatempi, altre persone si muovono e interagiscono: Marlène, la mamma di Emiliano; Piero («Papeo»), il suo papà (nonché figlio della scrittrice, con cui i rapporti sono complicati da sempre); il solidale nonno Innocenzo; il diffidente Dionigi, nuovo compagno della madre. Le situazioni introno al bambino spesso si complicano, soprattutto in seguito alla separazione dei genitori; ma tutte queste diverse persone costituiscono un insieme di relazioni fondamentali per entrambi i protagonisti. In questo volume Lalla Romano riporta dunque i lettori nel vivo del fortissimo legame fra lei ed Emiliano, che necessariamente deve fare i conti con tutti gli altri affetti, imprescindibili per entrambi, «nonostante tutto». Speranze e delusioni, paure e angosce, ma anche la felicità pura di fronte alle scoperte e a certe frasi del bambino: sono le emozioni e i sentimenti i veri protagonisti del romanzo, ed è nel loro intreccio tutto umano, seguito dall'autrice con acuta e lucida sensibilità, che si formano la trama narrativa e le vivissime fisionomie dei personaggi.
Roman | Die Seelenverwandtschaft zweier ungleicher Frauen im Piemont der 1940er-Jahre
192pagine
7 ore di lettura
Lalla Romano erzählt die Geschichte einer kleinen Familie im Piemont in den 1930er und 1940er Jahren. Sie erzählt von der Beziehung zwischen zwei Frauen, die sich in Herkunft, Kultur und Lebensweise sehr voneinander unterscheiden: Maria, eine Bäuerin, und eine Lehrerin, Schriftstellerin und Malerin, in deren Haus Maria als Bedienstete arbeitet. In ihrer nüchternen, genauen, mitunter fast spröden Sprache zeichnet Lalla Romano ein Porträt von Maria. Und dabei entwirft sie das Porträt des Dorfes von Maria mit seinen Menschen, seiner Landschaft und seiner Zeit, in die der Zweite Weltkrieg fällt. Die Bindung zwischen beiden Frauen, ihre Seelenverwandtschaft, tritt zutage, als das Kind der Erzählerin geboren wird. Mit dem Heranwachsen des Kindes wird sie immer offenkundiger. Und so erzählt Lalla Romano in ihrem Roman »Maria«, den sie als »eine wahre Geschichte« bezeichnet, im Grunde von diesem Kind, von Kindern und ihren Müttern. »Maria«, der erste von Lalla Romanos zahlreichen Romanen, erschien 1953 im Turiner Verlag Einaudi und wurde 1954 mit dem Premio Internazionale Veillon ausgezeichnet.
" Le livre de Lalla Romano, écrit Jacqueline Risset, ne raconte pas un voyage lointain, mais une histoire de proximité, celle d'un mariage, de son propre mariage. " Quatre ans : les fiançailles " ; " quatre mois : maladie et mort de l'époux ". Villes de l'Italie du Nord, bourgeoisie éclairée, famille. Elle, écrivain, lui, cadre bancaire. Amis, habitudes, voyages... Et pourtant un vent lointain circule. La proximité la plus proche est vécue comme à l'intérieur d'une distance secrète, qui, étrangement, n'éloigne pas, n'appauvrit pas ce qui est vu et décrit, mais au contraire le rend éclatant, mystérieux... La recherche de la vérité est en marche. Elle s'exerce sur la découverte étonnée de l'éros, sur le bouleversement progressif de la maladie, sur le silence engloutissant de la mort ". La critique italienne a reconnu dans ce récit la plus belle œuvre de Lalla Romano, dont plusieurs romans ont déjà été traduits en français.