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Leszek Kwiatkowski

    D'un tratto nel folto del bosco
    I Narratori: Una storia di amore e di tenebra
    • Amore e tenebra sono forze centrali in questa autobiografia romanzata, che esplora le origini della famiglia di Oz, la sua infanzia a Gerusalemme e nel kibbutz di Hulda, e la tragica esistenza dei suoi genitori. La narrazione si snoda attraverso 120 anni di storia familiare, rivelando una saga di amore e odio verso l'Europa, con protagonisti quattro generazioni di sognatori, studiosi, uomini d'affari falliti e poeti egocentrici. Questa galleria di personaggi crea un "cocktail genetico" da cui emerge un figlio unico, che, in un momento di rivelazione dolorosa, scopre di essere un artista e scrittore. Oz racconta la sua infanzia e adolescenza, ricca di aspirazioni poetiche e paure di un possibile genocidio degli ebrei, questa volta da parte degli arabi e del mondo intero. Il giovane Oz temeva che il mondo stesse tramando per uccidere tutti gli ebrei, inclusi i bambini e i giovani sognatori. Al centro della narrazione c'è il grande tabù di Oz: il suicidio della madre nel 1952. Questa esplorazione della tragedia è condotta con lucidità e nostalgia, mescolando pietà e travaglio, in un flusso di coscienza poetico che colpisce profondamente il lettore.

      I Narratori: Una storia di amore e di tenebra
      4,3
    • D'un tratto nel folto del bosco

      • 114pagine
      • 4 ore di lettura

      La notte, al villaggio, regna uno strano silenzio. Anche di giorno, l’assenza degli animali è palpabile: non ci sono cani, gatti o insetti. Qualcosa è accaduto tempo fa, e i bambini chiedono spiegazioni, ma gli adulti rispondono evasivamente. Solo alcuni, come la maestra Emanuela, il vecchio Almon, ex pescatore, e la fornaia, lasciano trasparire un senso di mistero. Mati e Maya decidono di partire per scoprire il segreto del villaggio privo di animali. Nel bosco, incontrano Nimi, un puledrino malato, e Nehi, il demone del bosco, rivelando una verità triste. La narrazione si trasforma in una favola, in cui Amos Oz esplora un paese senza nome e senza animali, descrivendo con maestria voci, silenzi e paesaggi. La storia del villaggio è avvolta in immagini toccanti, adatte a grandi e piccini, e presenta una morale inusuale: gli animali, pur assenti, insegnano agli uomini una lingua che evita il distacco e l’esclusione. La lingua degli animali ha molte parole, ma nessuna esprime l’emarginazione, nemmeno per chi vive con un morbo come il nitrillo.

      D'un tratto nel folto del bosco
      3,6