C'era una volta una principessa che si annoiava non sapendo come passare il tempo. Prese allora una palla d'oro, con la quale soleva spesso giocare, e si addentrò nel bosco fino a dove si trovava una sorgente d'acqua pura e fresca. Là si sedette e si divertiva a gettare la palla in alto e a riprenderla. Le accadde tuttavia di lanciarla molto in alto. Ella tendeva già le braccia per afferrarla, ma la palla ricadde al suolo e rotolò in acqua.
Cura e traduzione di Mario Martino - Edizione integrale
402pagine
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In Oliver Twist Dickens dà veste immaginativa alla sua dura infanzia di “orfano” e di operaio nella turbolenta Londra dei primi decenni del XIX secolo e la trascende in una dimensione più universale. Perciò, come dato strutturale profondo, troviamo la semplicità e la potenza della lotta dell’Innocenza contro il Male; e l’ottica infantile che sottopone a radicale critica l’incomprensibile mondo adulto. Oliver però è anche lo strumento per esplorare un mondo storico quanto mai problematico, di cui abbiamo intensissime e quasi visionarie immagini tanto nei primi capitoli, in cui è satiricamente rappresentato il concreto e inumano funzionamento delle “workhouse” (sorta di ospizi e case di lavoro per poveri e disoccupati), quanto nella parte centrale, e conclusiva, dove percorriamo una Londra terribile: la metropoli non del progresso borghese ma del crimine e della degradazione. Oliver Twist – conosciuto a volte attraverso le versioni ridotte per ragazzi – va riscoperto nella integrità di testo letterario, come lo ha riscoperto il cinema nella versione di Polanski, ultimo dei grandi maestri, tra cui Eisenstein e Lean, che ne sono stati conquistati.