Edmond Dantès, il comandante del Pharaon, fidanzato della bella Mercédès, ha visto le sue speranze infrante. Più di vent'anni dopo il suo ingiusto imprigionamento, tornato tra i vivi, è finalmente pronto a compiere la sua vendetta, senza tregua né pietà. Ha appreso tutto dai suoi nemici. Da Europa a Oriente, estraendo i loro crimini uno dopo l'altro, ha ritrovato i cospiratori senza scrupoli che giurarono la sua rovina. Il barone Danglars, ex commesso diventato ricco banchiere. Monsieur de Villefort, sostituto divenuto procuratore del re. Il conte Fernand de Morcerf, ora pari di Francia e marito di Mercédès! Sotto la maschera del conte di Monte-Cristo, Dantès ha giurato il loro disonore, la loro rovina e la loro morte... Ma può giustamente sostituirsi alla divina Provvidenza? Non sarebbe un giustiziere più grande se fosse magnanimo? Questa è anche la questione che pone il libro più umano di Alexandre Dumas.
Vincent Leroger Libri




Il conte di Montecristo. Ediz. integrale
- 897pagine
- 32 ore di lettura
"Alexandre Dumas sfoggia non poche qualità del grande scrittore: e non delle secondarie. In primo luogo una sovrana impudenza; un insieme di complicità e oltraggio nei confronti del lettore; nessun patetismo, neppure quando ricorre a situazioni obiettivamente patetiche. E ancora, il gusto del gioco, della mistificazione; l'onesta carenza morale; una nobile guitteria, che gli detta la mossa esatta per scatenare la consenziente credulità del pubblico." (Giorgio Manganelli) Il romanzo fu pubblicato nel 1844. Edmondo Dantès, marinaio, prigioniero, misteriosamente ricco, mette a soqquadro l'alta società parigina. Imprigionato a Marsiglia nel 1815, il giorno delle nozze, con la falsa accusa di bonapartismo, rimane rinchiuso per 14 anni nel castello di If, vittima della rivalità in amore di Fernando e in affari di Danglars, odiato anche dal magistrato Villefort. Questi i tre nemici su cui, dopo l'evasione, cadrà la terribile vendetta di Dantès. Il romanzo associa, senza la preoccupazione di una trama logica e ragionata, le più incredibili avventure con l'aiuto anche di uno stile agile e incalzante
Cirano di Bergerac
- 97pagine
- 4 ore di lettura
Il Cirano, "commedia eroica" sull'impossibile amore del cadetto dal naso spropositato per la cgna Rossana, divenne popolare in Italia nella nella traduzione in versi di Mario Giobbe del 1898. Questa di Franco Uomo è la prima traduzione di allora, La trasposizione in prosa dei versi alessandrini originali fu tra gli elementi determinanti - com'ebbe a riconoscere la stessa critica francese - al fine di una nuova lettura del personaggio, che andasse oltre gli appelli romantici per risalire alle radici della sua disperazione, del suo malessere, della sua smania suicida di duellare
La bella Esmeralda, perseguitata da un amante ossessivo e ingiustamente accusata di omicidio, trova inaspettatamente un protettore tormentato nel Gobbo di Notre Dame. Quasimodo, il gobbo, si dedica al suo compito di campanaro della cattedrale di Notre Dame e rimane vicino al suo tutore, l'arcidiacono Claude Frollo. La sua devozione si rivela mal riposta quando un piano di Frollo fallisce e Quasimodo si trova abusato da una folla, trovando solo nella ragazza zingara Esmeralda un gesto di pietà. L'amore del gobbo e la sua determinazione a proteggerla portano a un'azione disperata e a una tragedia quando lei viene falsamente accusata di omicidio. Le emozioni si intensificano mentre l'élite della società vacilla e i più emarginati dimostrano il loro valore in questa epica senza tempo di amore, giustizia e redenzione. La cattedrale di Notre Dame diventa quasi un personaggio a sé stante, e le descrizioni affettuose dell'autore hanno accresciuto l'apprezzamento per Notre Dame come simbolo di Parigi, ispirandone la preservazione e la ristrutturazione.