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Laura Frausin Guarino

    Biblioteca Adelphi - 338: I fantasmi del cappellaio
    Le campane di Bicêtre
    I doni della vita
    La scala di ferro
    I Narratori - 348: La vita materiale
    Storia della sessualità - 3: La cura di sé
    • Per parlare di sessualità Foucault ha ricostruito i percorsi del "soggetto desiderante", risalendo dall'epoca moderna fino all'antichità classica ("L'uso dei piaceri") e procedendo poi ai primi due secoli della nostra era nel mondo greco-romano ("La cura di sé"). In questo periodo storico, forse per la prima volta si affermano preoccupazioni e valori individualistici, un'attenzione nuova al privato, una moralità personale autonoma, ormai sganciata dalla sfera pubblica e non ancora inserita in una visione totalizzante del divino e della relazione dell'uomo a esso. Questo libro attraversa con intelligenza e originalità i documenti di un'epoca eccezionalmente fertile: dalla trattazione dei sogni a sfondo sessuale di Artemidoro, ai trattati di medicina di Galeno, alla meditazione di Epitteto, Marco Aurelio, Seneca. "La cura di sé" è il terzo volume di quella "Storia della sessualità" di cui Michel Foucault aveva esposto ne "La volontà di sapere" il progetto iniziale: comprendere come, nelle società occidentali moderne, si sia costituito qualcosa di simile a una "esperienza della sessualità", una nozione ormai a noi familiare e che tuttavia è apparsa solamente all'inizio del diciannovesimo secolo.

      Storia della sessualità - 3: La cura di sé
      4,4
    • La scala di ferro

      • 179pagine
      • 7 ore di lettura

      Tutto era cominciato con una vertigine e un intenso calore alla gola. Dopo aver consultato vari medici, l'ultimo gli aveva consigliato di tenere un diario delle sue crisi, annotando anche ciò che sua moglie non mangiava. Così, tra le pagine di un libro, iniziò a spiarla, ascoltando le sue telefonate e cercando prove. A volte si sentiva in colpa per i suoi sospetti, considerando quanto si amavano. Altre volte, desiderava afferrarla per le spalle e chiederle la verità, ricordando i quindici anni trascorsi insieme, l'intimità condivisa e il loro letto come universo comune. Ma riuscirà mai a esprimere quella richiesta? In questo romanzo, dall'atmosfera hitchcockiana, l'autore delinea con inquietanti chiaroscuri la figura di una dark lady nella Parigi degli anni Cinquanta.

      La scala di ferro
      3,9
    • I doni della vita

      • 218pagine
      • 8 ore di lettura

      Pierre Hardelot, erede delle cartiere, è fidanzato con una ragazza scelta dalla sua famiglia, ma ama un'altra donna, della piccola borghesia e senza dote, che non potrà mai sposare. Tuttavia, alla vigilia del matrimonio, decide di rompere la barriera sociale che lo separa dall'amore vero, sfidando le convenzioni familiari e le aspettative della sua classe. Inizia così un grande romanzo che attraversa trent'anni di storia francese, dalla vigilia della prima guerra mondiale all'occupazione tedesca. Attraverso la storia degli Hardelot, l'autrice racconta le trasformazioni sociali e culturali del tempo, esplorando le tensioni tra le passioni individuali e le norme sociali. Nelle pagine finali, Némirovsky sorprende il lettore, rivelando una lucidità profetica sui destini dell'umanità, simile a quella espressa in un'altra delle sue opere, che scriveva in parallelo. La narrazione si distingue per il suo sguardo affettuoso e ironico, rendendo il racconto non solo una storia d'amore, ma anche una riflessione profonda sulle dinamiche sociali e sulle sfide del tempo.

      I doni della vita
      4,0
    • Le campane di Bicêtre

      • 261pagine
      • 10 ore di lettura

      Quando René Maugras, direttore di un importante quotidiano parigino, riprende conoscenza in ospedale, ha solo vaghi ricordi della serata precedente, trascorsa a cena con amici influenti. Dopo un momento di assenza, scopre di essere stato trovato privo di sensi. I medici lo rassicurano sulla sua guarigione, ma a lui non importa. La sua mente è affollata da pensieri e ricordi, e una domanda emerge: «A che scopo?». Si interroga sul significato della sua vita e del suo status di persona importante, riflettendo sul suo operato e sul perché abbia faticato tanto per raggiungere il successo. Mentre medici, infermieri, amici e familiari si chiedono cosa stia pensando, Maugras, con una lucidità disarmante, compie un bilancio della sua esistenza. Si sofferma in particolare sulla sua relazione con la moglie Lina, che per lui è diventata quasi estranea e che sta lottando contro l’alcolismo. La sua introspezione lo porta a confrontarsi con la realtà della sua vita e delle sue scelte, rivelando un profondo senso di solitudine e disillusione.

      Le campane di Bicêtre
      3,9
    • Una piccola città, La Rochelle, è avvolta in una gelida pioggia autunnale, mentre borghesi insospettabili si dedicano a partite di bridge. La vita della città viene interrotta da una serie di strani delitti, coinvolgendo due personaggi: un cappellaio rispettabile e un «piccolo sarto» armeno, il cui odore di aglio e miseria li unisce in una comunicazione tragica e segreta. I loro sguardi consapevoli e i punti di vista opposti creano una dipendenza reciproca e una complicità, dando vita a un'indagine vibrante di tensione drammatica. Nel corso di due anni, Simenon, quasi ossessionato, torna tre volte sulla stessa storia. Il racconto iniziale, "Il piccolo sarto e il cappellaio," pubblicato nel marzo '47, è seguito da "Benedetti gli umili," una versione modificata, e infine da "I fantasmi del cappellaio" nel dicembre '48. Il passaggio dalle novelle al romanzo segna un cambio di prospettiva: la narrazione si sposta dal sarto armeno al cappellaio, seguendo il suo lento inabissarsi nella follia. "I fantasmi del cappellaio" è stato pubblicato per la prima volta nel 1949 e include, in appendice, il racconto originale e il capitolo finale di "Benedetti gli umili," che ha vinto un premio dell'«Ellery Queen’s Mystery Magazine» in traduzione inglese.

      Biblioteca Adelphi - 338: I fantasmi del cappellaio
      3,9
    • «Ma cos’hanno i romanzi di Simenon, che ci rimangono incollati alle mani e non ci danno tregua fino all’ultima pagina? E perché ogni volta ci lasciano dentro un’amarezza strana, come se ci avessero portato in un punto dove non volevamo arrivare, che non volevamo conoscere? La risposta probabilmente sta nella profonda onestà intellettuale di Simenon, nella sua incapacità di mentire, di raccontarci la vita migliore di quello che è ... i suoi romanzi nascono dalla consapevolezza di ciò che veramente sono gli esseri umani, di quali forze segrete li muovono, e di quanto provano inutilmente a dimenticare la propria implacabile sostanza. Una conferma arriva da questo romanzo del 1954, L’orologiaio di Everton ». Marco Lodoli

      Gli Adelphi - 368: L'orologiaio di Everton
      3,9
    • Il dio del massacro

      • 91pagine
      • 4 ore di lettura

      Fin dalle primissime battute di questa commedia al tempo stesso esilarante e feroce appare chiaro perché Roman Polanski abbia deciso di portarla sullo schermo – e perché attori come Isabelle Huppert, Ralph Fiennes e James Gandolfini abbiano voluto interpretarla a teatro. Poche volte, infatti, un autore è stato capace di squarciare con altrettanto soave crudeltà i veli destinati a ricoprire la costitutiva barbarie della creatura umana. Nel lindo, assennato salotto borghese in cui due coppie di genitori si incontrano per cercare di risolvere, da persone adulte e civili quali essi ritengono di essere, una questione in fondo di poco conto (una lite scoppiata ai giardinetti tra i rispettivi figli), vediamo sgretolarsi a poco a poco le maschere di benevolenza, tolleranza, buona creanza, e di correttezza politica, apertura mentale, dirittura morale; e sotto quelle maschere apparire il ghigno del nume efferato e oscuro che ci governa sin dalla notte dei tempi: il dio del massacro, appunto. Con uno humour corrosivo e una sorta di noncurante cinismo (e senza mai assumere il tono del moralista), in una lingua volutamente media, che sfodera tutto il suo micidiale potere, Yasmina Reza costruisce un brillante psicodramma, porgendo allo spettatore (e al lettore) uno specchio deformante nel quale scoprirà, non senza un acido imbarazzo, qualcosa che lo riguarda molto da vicino.

      Il dio del massacro
      3,9
    • Con un cappotto troppo lungo e un incongruo berretto di pelliccia sulla testa, il volto pallido e febbrile, un giovane sconosciuto sbarca, alla vigilia del giorno dei Morti, alla Rochelle da un cargo proveniente da Trondheim. Scoprirà di essere l’erede del vasto patrimonio dello zio, un uomo a lui ignoto, che è vissuto in una feroce solitudine. E scoprirà anche che suo zio teneva in pugno tutti i ricchi notabili della città, riuniti in un sinistro sindacato. Più esattamente: teneva i loro segreti in una cassaforte di cui nessuno ora conosce la combinazione. Comincia così una partita mortale fra il giovane straniero, che tutti vorrebbero docile e sprovveduto, e i vari potenti del luogo, attaccati a un ordine delle cose che deve rimanere intatto. Ma il giovane pallido ha una precisa percezione dei trabocchetti che si aprono a ogni suo passo in quell’inferno di provincia. E una tenace determinazione lo spinge a salvarsi. Così riuscirà anche a trovare, nel terrorizzante groviglio che lo avvolge, il filo di una imprevedibile, perfetta storia d’amore.

      Biblioteca Adelphi - 376: Il viaggiatore del giorno dei Morti
      3,8