“Risalire alle origini dell’immaginario più nero, assistere alla nascita dei luoghi comuni dell’horror, spolverare il più tetro mobilio della nostra anima ritrovandolo sghembo e scomodo. Questo è leggere, nel nuovo millennio, Dracula. Una lettura che – rubando le parole a Jonathan Harker – ti cala nel romanzo dove ‘tutte le superstizioni del mondo si concentrano’. Come se, questo libro, fosse il centro di una specie di vortice dell’immaginazione.”
Luigi Lunari Ordine dei libri (cronologico)





I vicerè
- 717pagine
- 26 ore di lettura
Un romanzo censurato per oltre 100 anni. Sicilia. Fine Ottocento. Al centro del libro, quanto del film che ne è stato tratto da Roberto Faenza, è la critica del trasformismo delle classi dirigenti abbarbicate al potere e disposte, per mantenerlo, a cambiare spregiudicatamente bandiere e ideologie e a saltare sul carro del vincitore di turno; perfino delle rivoluzioni, se la posta in gioco è quella di vanificare il mutamento, di perpetuare il dominio. "Forse è venuto il tempo di Federico De Roberto" - scrive Antonio Di Grado nella sua introduzione. "Forse il lettore adulto, laico, postideologico, avvezzo al dubbio e alla demistificazione che la sua opera pretende, è già alla soglia di questo incontro decisivo: con uno dei capolavori della letteratura europea tra Otto e Novecento (garante Leonardo Sciascia, che lo giudicò il romanzo italiano più importante dopo "I promessi sposi"), con la più radicale e spietata autoanalisi che una nazione e i suoi intellettuali abbiano formulato della loro storia politica e civile e della natura e del ruolo delle loro élite dirigenti".
Messa per la prima volta in scena sul palcoscenico del Teatro Sant'Angelo a Venezia nel 1753, La locandiera piacque subito molto, anche se forse non riuscì ad affascinare del tutto il pubblico del tempo. Originale, spiazzante, giocata su una storia d'amore che non si sviluppa secondo gli schemi consueti, ma anzi li rovescia in un gioco di imprevisti, La locandiera era probabilmente troppo "moderna", troppo audace per la sua epoca. Più che una vicenda sentimentale, il commediografo veneziano aveva infatti scritto una storia sull'egoismo e sulla forza di carattere, magnificamente rappresentati nella seducente e sicura Mirandolina, civetta e donna d'affari, indimenticabile e luminoso esempio di un eterno femminino davanti al quale devono crollare tutte le difese degli uomini, anche (e soprattutto) di quelli che fanno sfoggio di un'esasperata misoginia.
Il giardino dei ciliegi
- 141pagine
- 5 ore di lettura
Published to tie in with the world premiere at the Abbey Theatre, Dublin In Chekhov's tragi-comedy - perhaps his most popular play - the Gayev family is torn by powerful forces, forces rooted deep in history and in the society around them. Their estate is hopelessly in debt: urged to cut down their beautiful cherry orchard and sell the land for holiday cottages, they struggle to act decisively. Tom Murphy's fine vernacular version allows us to re-imagine the events of the play in the last days of Anglo-Irish colonialism. It gives this great play vivid new life within our own history and social consciousness.
L'importanza di chiamarsi Ernesto - A cura di Luigi Lunari - Testo inglese a fronte
- 208pagine
- 8 ore di lettura