La notte e il giorno
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A sedici anni Ann è scappata di casa per sottrarsi agli abusi del compagno della madre e si guadagna da vivere raccogliendo funghi ai margini di North Fork, un piccolo paese di taglialegna tra le foreste dello Stato di Washington. Fragile e sola, la salute minata da gravi allergie, Ann trova conforto solo nei medicinali, in qualche allucinogeno e nella religione cattolica. Quando un giorno torna dai boschi sostenendo di aver visto la Vergine Maria, Ann diventa una speranza cui aggrapparsi per gli abitanti del paese e per la folla di persone che vi accorre alla ricerca di un miracolo.
Una sera, dopo aver partecipato a una festa d’addio ai piani alti dell’ospedale, l’anatomopatologo Quirke scende a cercare un po’ di quiete nel proprio studio, dove scopre suo cognato, un famoso neonatologo, intento a compilare una cartella clinica. E nota, con altrettanta sorpresa, la presenza di un cadavere di cui non sapeva niente: si tratta di una giovane donna, il suo nome è Christine Falls. Quirke ancora non lo sa, ma da quel momento niente sarà più come prima. Siamo nella Dublino cattolica e perbenista degli anni Cinquanta, piena di pub dove annegare profonde solitudini. Quirke è un medico affermato, ma anche vedovo da anni di una donna della buona borghesia irlandese, e nell’alcol trova spesso rifugio. Eppure, con quella sua figura pencolante, il fascino dell’uomo vissuto e un po’ disperato, difficilmente rinuncia a chiarire le situazioni oscure: chi era Christine Falls? Che cosa ci faceva suo cognato nel reparto di Anatomia patologica, a quell’ora?