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Amos Oz

    4 maggio 1939 – 28 dicembre 2018

    Amos Oz è stato uno scrittore israeliano le cui opere hanno ottenuto un vasto riconoscimento e traduzioni. La sua scrittura si è spesso addentrata nelle complessità della società israeliana e dell'identità ebraica. Oz ha esplorato le relazioni umane e i dilemmi morali con una profonda comprensione della psiche umana. Il suo stile letterario era noto per la sua eleganza e la sua capacità di cogliere l'essenza dei soggetti che esaminava.

    Amos Oz
    Una pantera in cantina
    La scatola nera
    Fima
    La storia comincia cosi
    Racconti crudeli dei più grandi narratori israeliani
    I Narratori: Una storia di amore e di tenebra
    • Amore e tenebra sono forze centrali in questa autobiografia romanzata, che esplora le origini della famiglia di Oz, la sua infanzia a Gerusalemme e nel kibbutz di Hulda, e la tragica esistenza dei suoi genitori. La narrazione si snoda attraverso 120 anni di storia familiare, rivelando una saga di amore e odio verso l'Europa, con protagonisti quattro generazioni di sognatori, studiosi, uomini d'affari falliti e poeti egocentrici. Questa galleria di personaggi crea un "cocktail genetico" da cui emerge un figlio unico, che, in un momento di rivelazione dolorosa, scopre di essere un artista e scrittore. Oz racconta la sua infanzia e adolescenza, ricca di aspirazioni poetiche e paure di un possibile genocidio degli ebrei, questa volta da parte degli arabi e del mondo intero. Il giovane Oz temeva che il mondo stesse tramando per uccidere tutti gli ebrei, inclusi i bambini e i giovani sognatori. Al centro della narrazione c'è il grande tabù di Oz: il suicidio della madre nel 1952. Questa esplorazione della tragedia è condotta con lucidità e nostalgia, mescolando pietà e travaglio, in un flusso di coscienza poetico che colpisce profondamente il lettore.

      I Narratori: Una storia di amore e di tenebra
      4,2
    • Terra di profondi contrasti, Israele, anche in letteratura. I racconti qui presentati parlano di sentimenti forti: odio, guerra, sangue e violenza. Eppure non mancano l'amore per le proprie radici, le passioni cocenti, la sensualità.

      Racconti crudeli dei più grandi narratori israeliani
      3,7
    • Fima

      • 295pagine
      • 11 ore di lettura

      Efraim Numberg, detto Fima, ha cinquantaquattro anni e vive a Gerusalemme. Èrimasto orfano di madre quando ne aveva dieci, con il padre ha una relazionecomplessa. Dopo aver fatto sperare molto come studente di storia prima e comepoeta poi, la sua esistenza si è ben presto costellata di rinunce. È unpersonaggio contraddittorio, attento e distratto, malinconico ed entusiasta,profondo e balordo, pigro e senza ambizioni, trasandato, ma amato dagli amicie con uno strano fascino. Attorno a lui gravitano l'ex moglie Yael col suonuovo marito; l'amico Zvi Kropotkin riuscito laddove lui ha fallito; il padreBaruch che sperava che il figlio gli subentrasse nella sua azienda dicosmetici; l'amante Nina, moglie dell'amico Uri; e il figlio di Yael, Dimi.

      Fima
      4,0
    • La scatola nera

      • 230pagine
      • 9 ore di lettura

      Alec e Ilana non si parlano da sette anni. Il divorzio è stato brutto, le emozioni in gioco crudeli. Lui si è trasferito negli Stati Uniti ed è diventato famoso per i suoi studi sul fanatismo religioso; lei è rimasta in Israele e si è risposata con un ortodosso. Alec e Ilana hanno un figlio, Boaz, disconosciuto dal padre per un’estrema offesa verso la moglie. Boaz ormai è un adolescente irrequieto, chiama la madre “puttana” e, dopo ripetuti scatti di violenza, si fa buttare fuori da scuola. Ilana, dopo anni di silenzio, scrive ad Alec per chiedergli aiuto. Come nella scatola nera che contiene le spiegazioni dei disastri aerei, così nelle lettere scambiate tra i diversi personaggi si trovano le ragioni della loro catastrofe. La crudeltà delle parole cela una profonda sofferenza. La moglie infedele, il marito arrogante, il figlio ribelle, l’ortodosso: tutti feriscono se stessi e gli altri nella lotta per l’esistenza, in un paese senza compassione. La scatola nera è uno dei migliori romanzi di Amos Oz e rivela un ricchissimo spettro di emozioni, dispiegato senza pudori.

      La scatola nera
      3,9
    • Una pantera in cantina

      • 180pagine
      • 7 ore di lettura

      Gerusalemme, 1947. I soldati inglesi pattugliano le strade, c'è il coprifuoco, bombe e pallottole vaganti sono all'ordine del giorno. Proffy, 12 anni, ha stretto con i suoi amici un patto anti-inglese e gioca alle spie. Una notte viene sorpreso per la strada da Stephen Dunlop, un soldato inglese grasso, rosso e solitario che gli chiede di dargli lezioni di ebraico in cambio di lezioni di inglese. Il legame tra l'adulto e il ragazzo viene scoperto dai suoi amici, che lo mettono alla berlina e scrivono sul muro davanti a casa sua, a lettere cubitali, la parola "traditore".

      Una pantera in cantina
      3,7
    • “Questa è una storia che si svolge nell'inverno tra la fine del 1959 e l'inizio del 1960. Questa storia contiene un errore e della passione, un amore deluso e una questione di ordine religioso che qui rimane irrisolta. Non pochi edifici portavano ancora ben riconoscibili i segni della guerra che dieci anni prima aveva diviso la città. In sottofondo vi capiterà di udire la melodia lontana di una fisarmonica o le struggenti note di un'ocarina, sul far della sera, dietro un'imposta chiusa.”--Back cover

      Giuda
      3,7
    • D'un tratto nel folto del bosco

      • 114pagine
      • 4 ore di lettura

      La notte, al villaggio, regna uno strano silenzio. Anche di giorno, l’assenza degli animali è palpabile: non ci sono cani, gatti o insetti. Qualcosa è accaduto tempo fa, e i bambini chiedono spiegazioni, ma gli adulti rispondono evasivamente. Solo alcuni, come la maestra Emanuela, il vecchio Almon, ex pescatore, e la fornaia, lasciano trasparire un senso di mistero. Mati e Maya decidono di partire per scoprire il segreto del villaggio privo di animali. Nel bosco, incontrano Nimi, un puledrino malato, e Nehi, il demone del bosco, rivelando una verità triste. La narrazione si trasforma in una favola, in cui Amos Oz esplora un paese senza nome e senza animali, descrivendo con maestria voci, silenzi e paesaggi. La storia del villaggio è avvolta in immagini toccanti, adatte a grandi e piccini, e presenta una morale inusuale: gli animali, pur assenti, insegnano agli uomini una lingua che evita il distacco e l’esclusione. La lingua degli animali ha molte parole, ma nessuna esprime l’emarginazione, nemmeno per chi vive con un morbo come il nitrillo.

      D'un tratto nel folto del bosco
      3,6
    • Un uomo capita, quasi per caso, in un pittoresco villaggio d'Israele, Tel Ilan. Tutto sembra immerso in una quiete pastorale, se non fosse che invece in quell'armonia formicolano segreti, fenomeni inquietanti, tresche amorose, eventi di sangue. Tocca al visitatore cercare di svelare l'enigma, o anche soltanto conciliarsi con tutti questi misteri. Come quello di Benni Avni, sindaco del villaggio, che un giorno riceve un biglietto dalla moglie con solo quattro parole: "Non preoccuparti per me". Il marito naturalmente si preoccupa, la cerca in casa, in un rifugio antiaereo in rovina, in una sinagoga vuota, in una scuola - e questo è quanto. Non sapremo mai dov'è finita la moglie di Benni Avni. Né sapremo mai l'identità di quella strana donna, vestita da escursionista, che improvvisamente appare davanti all'agente immobiliare Yossi Sasson. O cosa è successo al nipote della dottoressa Ghili Steiner, che doveva arrivare al villaggio con l'ultimo pullman, ma non si è mai visto. O chi sia lo strambo Wolf Maftzir, che si infiltra nella vita e nella casa di Arieh Zelnik. Qualcosa di terribile è accaduto nel passato dei protagonisti di Tel Ilan. Qualcosa non è stato assorbito dalle loro menti e non è stato preservato nelle loro memorie, eppure esiste da qualche parte, nelle cantine, freme negli oggetti stessi, rivissuto ancora e ancora attraverso il dimenticare, in attesa del momento della rivelazione.

      I Narratori: Scene dalla vita di un villaggio
      3,4
    • La vita fa rima con la morte

      • 106pagine
      • 4 ore di lettura

      È una calda sera d’estate a Tel Aviv. Lo scrittore è seduto in veste di ospite d’onore a un incontro letterario. È assente. Le voci dei relatori gli arrivano opache, senza sostanza. Davanti a sé il pubblico. Lui spia volti, gesti, figure. Un timido e occhialuto adolescente. Un tipo malmostoso che sembra in totale disaccordo con l’oratore. E poco prima in un bar aveva messo a fuoco una cameriera dimessa ma provocante, due figuri dall’aria losca, una vecchia signora con le gambe gonfie. Sono immagini captate, anzi rubate alla realtà. Sono immagini che diventano storie. Più tardi, mentre vaga da solo per le strade deserte della città, sente che i personaggi che ha evocato gli sono accanto. E a quel punto entra nelle loro vite, le invade e le trasforma. Le grandi storie da raccontare hanno bisogno solo di un dettaglio, sembra dire Amos Oz. Poi sono magicamente incontrollabili, come l’immaginazione. E ci vengono a svegliare.

      La vita fa rima con la morte
      3,1