Sotto il bisturi di uno scienziato, un cane viene trasformato in uomo, ma lo spirito umano, innestatogli grazie al trapianto dell'ipofisi, si abbassa al livello canino: una situazione grottesca, che si snoda tra turpi soliloqui, espressioni gergali, imprecazioni, suoni onomatopeici di estrazione canina, gesti osceni curiosamente frammisti a nuove acquisizioni della semiologia burocratica.
Pubblicato postumo nel 1966, a oltre vent'anni dalla morte dell'autore, e senza mai aver ricevuto una versione definitiva, "Il Maestro e Margherita" venne subito salutato come uno dei classici irrinunciabili del Novecento. Romanzo assolutamente atipico e dalle infinite chiavi di lettura, in cui si intrecciano, come negli incastri di scatole magiche, una feroce satira delle 'anime morte' della grigia burocrazia moscovita degli anni '20, le ultime ore dell'esistenza di Cristo nel racconto di Pilato e l'amore tra il Maestro e Margherita, il capolavoro di Bulgakov è uno di quei rari libri in cui la densità di significati è pari soltanto alla sfrenata libertà dell'immaginazione. Meditazione sul rapporto e la lotta tra il bene e il male, sulla responsabilità individuale, sul significato della creazione artistica, "Il Maestro e Margherita" trascende ognuno di questi aspetti per fonderli in un'opera di sovrana ambiguità che è la celebrazione della potenza creatrice della Fantasia e dell'Arte.
Unavailable for twenty years, this harrowing allegory of obedience to authority is esteemed as “one of the defining literary texts of the post-Stalin period.” (The Guardian) Set in a remote Siberian depot immediately following the demolition of one of the gulag’s notorious camps and the emancipation of its prisoners, Faithful Ruslan is an embittered cri de coeur from a writer whose circumstances obliged him to resist the violence of arbitrary power. “Every writer who writes anything in this country is made to feel he has committed a crime,” Georgi Vladimov said. Dissident, he said, is a word that “they force on you.” His mother, a victim of Stalin’s anti-Semitic policy, had been interred for two years in one of the camps from which Vladimov derived the wrenching detail of Faithful Ruslan. The novel circulated in samizdat for more than a decade, often attributed to Solzhenitsyn, before its publication in the West led to Vladimov’s harassment and exile. A starving stray, tortured and abandoned by the godlike “Master” whom he has unconditionally loved, Ruslan and his cadre of fellow guard dogs dutifully wait for the arrival of new prisoners—but the unexpected arrival of a work party provokes a climactic bloodletting. Fashioned from the perceptions of an uncomprehending animal, Vladimov’s insistently ironic indictment of the gulag spirals to encompass all of Man’s inexplicable cruelty.
Gli eventi narrati nelle pagine di La guardia bianca, basato sull'esperienza diretta dell'autore, sono racchiusi nelle poche settimane a cavallo tra il dicembre 1918 e il febbraio 1919. Kiev - qui chiamata semplicemente "la Città" - è al centro dello scontro tra le forze indipendentiste, l'Armata Rossa, l'esercito zarista e quello tedesco. La capitale ucraina appare in queste pagine come un baluardo di civiltà e armonia contro il caos e la barbarie; allo stesso modo la casa dei tre fratelli Turbin è un nido di pace separato, ma non salvato, dai furori della storia. Aleksej, Elena e Nikolka lottano infatti per preservare non tanto il vecchio mondo, quanto la vita umanamente degna, e lo fanno pagando un prezzo altissimo, pur senza soccombere allo scoramento e all'odio. Romanzo dalla vicenda editoriale tormentata, paradossalmente amato (nella sua versione teatrale) da Stalin nonostante la critica al bolscevismo che contiene, La guardia bianca mette in scena la collisione tra destini individuali e meccanismi storici, come solo il Tolstoj di Guerra e pace aveva saputo fare.