Commentario sul libro Dei delitti e delle pene
- 96pagine
- 4 ore di lettura
Voltaire, una figura di spicco dell'Illuminismo, impiegò il suo acuto intelletto e la sua eloquente prosa per sostenere la ragione e la giustizia. Sfidò senza timore i dogmi religiosi e i pregiudizi sociali, utilizzando spesso una satira tagliente per smascherare l'ipocrisia e sostenere le riforme. I suoi scritti esplorarono profonde questioni filosofiche sulla fede, l'esistenza e i diritti umani, argomentando costantemente contro l'intolleranza e la superstizione. La voce distintiva di Voltaire e la sua coraggiosa critica consolidarono la sua eredità come forza fondamentale nella storia intellettuale, ispirando generazioni a interrogarsi e a cercare la verità.







Autentico gioiello letterario e filosofico, "Candido", l’opera più celebre di Voltaire, è un esempio unico di perfetta congiunzione tra senso dell’ironia, inquietudine, metafisica e perfezione stilistica. La candida domanda «Perché esiste il male in questo mondo?» ha turbato i pensatori di tutti i tempi. Voltaire se la pone in tutta la sua attualità, nel corso del racconto, senza trovare una risposta definitiva, anzi, lasciandoci con il sospetto che questa in realtà non esista affatto. Ma ciò che pare senza dubbio esistere per Voltaire come uno dei piaceri più compiuti dell’umanità è la forza dell’arguzia e dell’intelligenza. Quella stessa forza che è alla base degli altri tre racconti filosofici proposti nel volume, L’Ingenuo, pubblicato nel 1772 e Zadig, «curioso, divertente, morale, filosofico, degno di piacere a quelli che odiano i romanzi».
La candida domanda «Perché esiste il male in questo mondo?» ha turbato i pensatori di tutti i tempi. Se lo chiede anche Voltaire, in questo piccolo gioiello letterario e filosofico, senza trovare una risposta definitiva, anzi, lasciandoci con il sospetto che una risposta definitiva non esista affatto. Esempio unico di mirabile congiunzione tra ironia, inquietudine metafisica e perfezione stilistica, Candido racconta la storia di un ragazzo che vaga per nazioni e terre nuove e misteriose, affrontando le più diverse avventure. Conosce il dotto fanfarone Pangloss, con cui va incontro alla rovina; parla con religiosi, manichei, donne di facili costumi, scopre addirittura El Dorado. E nel corso del suo viaggio regala al lettore il piacere dell’arguzia unita alla forza dell’intelligenza.
Scritto a ridosso di eventi tragici come il terremoto di Lisbona e la guerra dei Sette anni, Candido è una ironica meditazione sul destino umano, sul senso della storia e sulla ricerca della felicità, impostosi immediatamente ai contemporanei, diventando uno di quei libri - come il Don Chisciotte o i Saggi di Montaigne - su cui si è formata la coscienza moderna. Il fatto è che Candido, sintesi di un'acutissima intelligenza critica e di una consumata maestria stilistica, resiste a ogni lettura riduttiva perché riesce a mantenersi in miracoloso equilibrio tra l'avventura e la parabola, tra il mito e il pamphlet, tra il ritmo frenetico della comica e l'elegante grazia rococò, tra la risata liberatoria e l'amaro sarcasmo della disperazione. Inafferrabile e sempre attuale, come tutti i classici, questo breve romanzo, a più di duecento anni dalla sua pubblicazione, continua a sorprendere generazioni di lettori con la carica del suo corrivo umorismo e la sua ironica e beffarda saggezza.
Abbeville, 1765. Le chevalier de La Barre est accusé d'avoir profané une statue du Christ. Victime d'un règlement de comptes, condamné sans preuves et au mépris de la loi, le jeune homme est torturé, décapité et brûlé avec, entre les mains, un livre interdit, le Dictionnaire philosophique d'un certain Voltaire…Directement mis en cause dans cette affaire, Voltaire s'insurge et utilise sa meilleure arme pour dénoncer l'injustice : sa plume.