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Vladimir Vladimirovič Nabokov

    10 aprile 1899 – 2 luglio 1977

    Vladimir Vladimirovich Nabokov, noto anche con lo pseudonimo di Vladimir Sirin, fu un romanziere russo-americano. Dopo aver scritto i suoi primi nove romanzi in russo, raggiunse la fama internazionale come maestro dello stile in prosa inglese. Le sue opere sono caratterizzate dall'amore per giochi di parole intricati e dettagli descrittivi, esemplificati in modo più celebre nel suo romanzo Lolita. La distintiva voce letteraria e lo stile sofisticato di Nabokov hanno consolidato la sua reputazione come figura di spicco nella letteratura mondiale.

    Vladimir Vladimirovič Nabokov
    Lolita
    La difesa di Luzin
    Biblioteca Adelphi - 236: Il dono
    Re, donna, fante
    Ada o ardore
    Fuoco pallido
    • Fuoco pallido

      • 321pagine
      • 12 ore di lettura

      Nel dicembre del 1961, sei anni dopo la pubblicazione di Lolita, Nabokov termina un'opera audace e segreta, caratterizzata da un poema di 999 versi e un commento. Al centro del poema c'è John Shade, un sessantunenne poeta e professore al Wordsmith College, i cui ricordi si intrecciano con interrogativi metafisici sulla morte, accentuati dal suicidio della figlia. Nonostante il tono sereno e ironico della sua conclusione, Shade ignora che la morte è di nuovo in agguato. Il commento è affidato a Charles Kinbote, un visiting professor snob e bizzarro, che cerca di guidare il lettore verso una corretta interpretazione del poema, raccontando le avventure del suo presunto ispiratore, lui stesso, esule da Zembla, un regno europeo. Le sue note, tra gossip e accademia, parodiano i mondi contrapposti di Zembla e dell'America borghese che lo ha accolto. L'opera offre una complessa mimesi della realtà, ponendo interrogativi su Kinbote: è un re in esilio, un pedante profugo, o un soggetto psichiatrico? E il poema è autentico o una parodia? Con molteplici livelli di realtà, l'intreccio si sviluppa in una pastorale che esplode in commedia, culmina in un'elegia e si trasforma in racconto avventuroso, mantenendo come nota dominante la tragica solitudine. Scritto in inglese tra il 1960 e il 1961, il libro fu pubblicato nel 1962.

      Fuoco pallido
      4,2
    • Ada o ardore

      • 640pagine
      • 23 ore di lettura

      Dopo aver raggiunto le vette dello scandalo e della gloria, dopo aver pubblicato capolavori come Il dono , Lolita o Fuoco pallido , Nabokov decise di scrivere un romanzo dove avrebbe sfrenato i suoi estri e i suoi capricci più nascosti e più cari, sfidando il lettore a seguirlo, come un seduttore irresistibile e sottilmente perverso. E fu Ada . Sarebbe stata una storia d'amore, di quell'amore "normale e misterioso" che è come la rosa vera mischiata alle altre in un negozio di fiori finti, "puor attraper le client". E anche una storia erotica. E, dietro a tutto, sarebbe stata una celebrazione del dettaglio. "Il dettaglio è sempre benvenuto" diceva Nabokov. Dettaglio è "l'evento senza precedenti e irripetibile" che si staglia fra miliardi di simili - e con ciò in fondo obbliga la letteratura a esistere, se non altro per repplicargli con un tessuto di parole che dell'irripetibile mostri qualche filo. Ogni lettore, non appena comincerà ad addentrarsi in Ada , avrà l'impressione di trovarsi davanti a uno di quei libri in cui l'autore ha inteso mettere tutto, come in una vasta arca, grande quanto un leggendario maniero familiare o per lo meno la sua sterminata e veleggiante soffitta. E in quella soffitta costellata di segreti, come nel parco di quel maniero, cosparso di nascondigli erotici, sarà felice di perdersi. Scritto in inglese, Ada è stato pubblicato per la prima volta nel 1969.

      Ada o ardore
      4,2
    • Re, donna, fante

      • 290pagine
      • 11 ore di lettura

      Come un organismo che guizza e respira, questo romanzo nato due volte nell’universo creativo di Nabokov – all’origine in russo e quarant’anni dopo in inglese – vive nell’occhio che coglie il gesto più remoto e più preciso dell’esperienza comune, quello che infallibilmente colpirà il segno e accenderà la «scintilla sensoriale». Il naturalista incantatore si concentra sul dettaglio, lo isola, lo disperde, lo rifrange e con noncuranza ci restituisce una realtà chiara e non più revocabile. In una Berlino immaginaria, riflessa nelle vetrine, nelle pozzanghere, nelle lenti degli occhiali e negli specchi – quelli che riverberano un’identità molteplice e quelli che ingigantiscono e deformano i tratti –, Nabokov seziona e riassume tre figure e tre gradi della coscienza, tre stadi della percezione di sé e degli altri: dal malessere profondo e ottundente alla gretta volgarità con il suo lessico primitivo, fino a un intreccio più sottile di aspettative e delusioni. Giocando con le visite a sorpresa di amanti e di mariti, con il trompe-l’œil di falsi sbocchi e interpretazioni, con manichini semoventi e incidenti automobilistici, Nabokov ci descrive la bellezza vuota e rapace di una donna fredda, l’estasi labile e sgomenta di chi l’ammira, la felice astrazione di chi guarda e non vede. Re, donna, fante è apparso dapprima in russo nel 1928 e poi in inglese nel 1968.

      Re, donna, fante
      4,2
    • Biblioteca Adelphi - 236: Il dono

      • 474pagine
      • 17 ore di lettura

      Scritto fra il 1935 e il 1937, l'ultimo romanzo russo di Nabokov è un'opera complessa e ricca, al centro della quale si trova l'iniziazione alla letteratura, all'amore e all'età adulta di un giovane emigrato russo nella Berlino degli anni Venti. Il protagonista sembra riflettere Nabokov stesso, ma la narrazione si sviluppa in un gioco di rimandi e rifrazioni che sfida ogni identificazione. Questo romanzo è anche un tributo alla letteratura russa, ricco di allusioni e influenze degli autori che hanno plasmato lo stile nabokoviano. La figura centrale è quella del padre, l'esploratore Konstantin Godunov-Cerdyncev, un uomo che possiede conoscenze uniche e guarda verso "azzurri paesi". La peculiarità dell'opera risiede nella sua struttura, che racchiude una pluralità di romanzi riflessi l'uno nell'altro, culminando in una narrazione che si intreccia con la scrittura del libro stesso. Questo esempio di "libro sul libro" continua a influenzare la forma del romanzo contemporaneo, esplorando la riflessione della parola su se stessa, simile al teorema di Gödel. Pubblicato a puntate nel 1937-38, il romanzo ha visto la sua prima edizione integrale nel 1952. Questa traduzione dal testo originale è accompagnata da un saggio di Serena Vitale, che illumina la vivida luce russa che pervade l'opera.

      Biblioteca Adelphi - 236: Il dono
      3,7
    • «Lolita, luce della mia vita, fuoco dei miei lombi. Mio peccato, anima mia. Lo-li-ta: la punta della lingua compie un percorso di tre passi sul palato per battere, al terzo, contro i denti. Lo. Li. Ta. «Era Lo, semplicemente Lo al mattino, ritta nel suo metro e quarantasette con un calzino solo. Era Lola in pantaloni. Era Dolly a scuola. Era Dolores sulla linea tratteggiata dei documenti. Ma tra le mie braccia era sempre Lolita.» Previously-published edition with same ISBN here: https://www.goodreads.com/book/show/4...

      Lolita
      4,0
    • Biblioteca Adelphi - 294: Intransigenze

      • 394pagine
      • 14 ore di lettura

      Nabokov detestava le interviste, ma, con la sua crescente celebrità, non poté evitarle. I giornalisti diventavano un pretesto per una straordinaria reinvenzione, in cui cercava di eliminare ogni traccia di spontaneità e apparente conversazione. Il risultato era una sorta di concrezione madreporica, in cui si accumulavano le intransigenze dello scrittore, le sue reazioni ai grandi temi e alle sciocchezze del momento. Fin dalla Prefazione, Nabokov dichiara: «Penso come un genio, scrivo come un autore eminente e parlo come un bambino», un’introduzione alle sue provocazioni che spaziano dalla letteratura all’arte, dalla politica alla psicoanalisi. I bersagli delle sue critiche sono innumerevoli, con pochi che si salvano. Tra questi ci sono Joyce, Kafka, Pushkin e Tolstoj, mentre Dostoevskij, Balzac, D.H. Lawrence e Sartre subiscono il suo sarcasmo. Molte delle sue provocazioni, oggi, appaiono chiaroveggenti. Anche quando esagera, Nabokov ci offre rivelazioni che una visione equilibrata ignora, svelando, pagina dopo pagina, tratti e momenti della sua vita in una sorta di obliqua autobiografia.

      Biblioteca Adelphi - 294: Intransigenze
      3,8
    • Biblioteca Adelphi - 361: Pnin

      • 187pagine
      • 7 ore di lettura

      In una carrozza semideserta di un treno che attraversa la campagna, un uomo con una grande testa calva e un corpo robusto, ma con gambe sottili e calzini scarlatti a losanghe lilla, è il professor Timofej Pavlovic Pnin. Esule negli Stati Uniti, insegna lingua russa all’Università di Waindell e si dirige verso una conferenza in un circolo femminile. Tuttavia, la sua passione per gli orari ferroviari lo porta a prendere il treno sbagliato. Questo inizio emblematico segna il tono ironico e affettuoso del ritratto di un émigré che cerca di adattarsi a una nuova civiltà, combattendo contro un mondo che sembra ostile. Pnin perde tutte le sue battaglie: con l’ex moglie Liza, divenuta «americana»; con il figlio Victor, che vive in un universo a lui estraneo; e con le manovre accademiche del campus, che lo sopraffanno. Anche la sua comunità di compatrioti è chiusa in diatribe meschine e nel tentativo di rivivere un passato irripetibile. Pnin si rifugia oniricamente in quel passato, creando pagine mirabili che oscillano tra comicità e malinconia, rivelando la complessità della sua esistenza e la sua lotta per trovare un posto nel mondo.

      Biblioteca Adelphi - 361: Pnin
      3,8