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Biblioteca Adelphi - 294: Intransigenze

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Nabokov detestava le interviste, ma, con la sua crescente celebrità, non poté evitarle. I giornalisti diventavano un pretesto per una straordinaria reinvenzione, in cui cercava di eliminare ogni traccia di spontaneità e apparente conversazione. Il risultato era una sorta di concrezione madreporica, in cui si accumulavano le intransigenze dello scrittore, le sue reazioni ai grandi temi e alle sciocchezze del momento. Fin dalla Prefazione, Nabokov dichiara: «Penso come un genio, scrivo come un autore eminente e parlo come un bambino», un’introduzione alle sue provocazioni che spaziano dalla letteratura all’arte, dalla politica alla psicoanalisi. I bersagli delle sue critiche sono innumerevoli, con pochi che si salvano. Tra questi ci sono Joyce, Kafka, Pushkin e Tolstoj, mentre Dostoevskij, Balzac, D.H. Lawrence e Sartre subiscono il suo sarcasmo. Molte delle sue provocazioni, oggi, appaiono chiaroveggenti. Anche quando esagera, Nabokov ci offre rivelazioni che una visione equilibrata ignora, svelando, pagina dopo pagina, tratti e momenti della sua vita in una sorta di obliqua autobiografia.

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Biblioteca Adelphi - 294: Intransigenze, Vladimir Vladimirovič Nabokov, Gaspare Bona

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1994
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(In brossura)
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