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Le città bianche menzionate nel titolo sono le francesi Lione, Vienne, Tournon, Avignone, Les Baux, Nîmes, Arles, Tarascona, Beaucaire e Marsiglia. In qualità di rinomato corrispondente, Roth aveva abbandonato nel 1925 la repubblica di Weimar per trasferirsi a Parigi. Le cronache contenute in questo libro rappresentano un sogno coltivato nel corso di diverse decadi. Quando Roth le visitò, poté finalmente contemplare con i propri occhi delle città sognate nella sua infanzia. A questo affetto personale si aggiungono una grande capacità di osservazione, una saggia documentazione e una scrittura abile che riesce a catturare la bellezza di queste popolazioni, le loro peculiarità e a ricoprirle con un velo di malinconia, scaturito dalle cicatrici lasciate dalla Grande Guerra, che si combina con una certa visione ottimista e utopica del futuro dell'Europa.
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Le città bianche, Joseph Roth
- Lingua
- Pubblicato
- 1991
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- (In brossura)
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- Titolo
- Le città bianche
- Lingua
- Italiano
- Autori
- Joseph Roth
- Editore
- Adelphi Ed.
- Pubblicato
- 1991
- Formato
- In brossura
- ISBN10
- 8845902323
- ISBN13
- 9788845902321
- Serie
- Tag
- Saggistica, Tema stórico, Storia, Mappe e viaggi, Storie vere, Viaggi, Letteratura tedesca, Francia, Giornalismo d’opinione & Saggi
- Valutazione
- 3,75 su 5
- Descrizione
- Le città bianche menzionate nel titolo sono le francesi Lione, Vienne, Tournon, Avignone, Les Baux, Nîmes, Arles, Tarascona, Beaucaire e Marsiglia. In qualità di rinomato corrispondente, Roth aveva abbandonato nel 1925 la repubblica di Weimar per trasferirsi a Parigi. Le cronache contenute in questo libro rappresentano un sogno coltivato nel corso di diverse decadi. Quando Roth le visitò, poté finalmente contemplare con i propri occhi delle città sognate nella sua infanzia. A questo affetto personale si aggiungono una grande capacità di osservazione, una saggia documentazione e una scrittura abile che riesce a catturare la bellezza di queste popolazioni, le loro peculiarità e a ricoprirle con un velo di malinconia, scaturito dalle cicatrici lasciate dalla Grande Guerra, che si combina con una certa visione ottimista e utopica del futuro dell'Europa.
