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- 212pagine
- 8 ore di lettura
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Caligola incarna la mostruosa aberrazione della tirannide. Tiene un bordello nel proprio palazzo. Ha rapporti incestuosi con la sorella. Tortura e perseguita senza motivo i suoi senatori e pretende di essere adorato come un dio. Fa console il proprio cavallo. Progetta di spostare il cuore dell’Impero da Roma ad Alessandria. Pazzia? È la risposta che ci viene dalla tradizione. Ma non è così per Winterling. Nella sue pagine avvincenti, Caligola è un autocrate mosso da un cinico umorismo che strumentalizza per i suoi scopi l’opportunismo e la mancanza di scrupoli dell’aristocrazia senatoria romana per poi essere bollato alla sua morte come un malato di mente. L’invenzione di un imperatore ‘pazzo’ si prestava a squalificarne la memoria e a occultarne le personali responsabilità, anche a costo di cadere in contraddizioni, la cui scoperta non è meno avvincente del racconto dei fatti stessi.
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Caligola, Aloys Winterling
- Lingua
- Pubblicato
- 2005
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- (Copertina rigida)
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- Titolo
- Caligola
- Lingua
- Italiano
- Autori
- Aloys Winterling
- Editore
- Laterza
- Pubblicato
- 2005
- Formato
- Copertina rigida
- Pagine
- 212
- ISBN10
- 8842072060
- ISBN13
- 9788842072065
- Serie
- Tag
- Saggistica, Scienze sociali, Storie vere, Biografie, Scienze politiche & Politica, Politica, Autobiografie e memorie, Tempi antichi, Roma, Rom, Imperatori
- Titolo originale
- Caligula
- Valutazione
- 3,9 su 5
- Descrizione
- Caligola incarna la mostruosa aberrazione della tirannide. Tiene un bordello nel proprio palazzo. Ha rapporti incestuosi con la sorella. Tortura e perseguita senza motivo i suoi senatori e pretende di essere adorato come un dio. Fa console il proprio cavallo. Progetta di spostare il cuore dell’Impero da Roma ad Alessandria. Pazzia? È la risposta che ci viene dalla tradizione. Ma non è così per Winterling. Nella sue pagine avvincenti, Caligola è un autocrate mosso da un cinico umorismo che strumentalizza per i suoi scopi l’opportunismo e la mancanza di scrupoli dell’aristocrazia senatoria romana per poi essere bollato alla sua morte come un malato di mente. L’invenzione di un imperatore ‘pazzo’ si prestava a squalificarne la memoria e a occultarne le personali responsabilità, anche a costo di cadere in contraddizioni, la cui scoperta non è meno avvincente del racconto dei fatti stessi.
