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Tempo curvo a Krems

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  • 88pagine
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«Sempre vuol dire vivere o morire? Il vetro della clessidra si accende e si colora nella luce che lo attraversa, una luce dorata rugginosa quando la clessidra è colma di sabbia e giallorosa pallido quando si svuota.» I cinque protagonisti di questi racconti si confrontano con un tempo che sembra eterno, un fiume che scorre verso la foce e la sorgente. Il ricco industriale, ormai anziano, si ritira beffardamente dalla vita; il maestro di musica rivede il suo allievo in un incontro carico di ambiguità; il viaggiatore, nella tranquilla Krems, scopre il non tempo dell’amore e della vita; il vecchio scrittore, ospite di un premio, misura la sua estraneità al mondo letterario; infine, un sopravvissuto della Grande Guerra osserva la ricostruzione di un film sulla sua giovinezza, faticando a riconoscere se stesso e i suoi amici. Ironicamente crudeli e malinconicamente sobri, i personaggi attenuano l’intensità delle loro esistenze, sfumando i confini tra finzione e realtà, consapevoli che anche «le pagine invecchiano come le cose vive: fanno orecchie d’asino, si sgualciscono, avvizziscono. Come la mia pelle».

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Tempo curvo a Krems, Claudio Magris

Lingua
Pubblicato
2021
Rilegatura
(In brossura)
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Molto buono
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Titolo
Tempo curvo a Krems
Lingua
Italiano
Pubblicato
2021
Formato
In brossura
Pagine
88
ISBN13
9788811813293
Serie
Valutazione
4,15 su 5
Descrizione
«Sempre vuol dire vivere o morire? Il vetro della clessidra si accende e si colora nella luce che lo attraversa, una luce dorata rugginosa quando la clessidra è colma di sabbia e giallorosa pallido quando si svuota.» I cinque protagonisti di questi racconti si confrontano con un tempo che sembra eterno, un fiume che scorre verso la foce e la sorgente. Il ricco industriale, ormai anziano, si ritira beffardamente dalla vita; il maestro di musica rivede il suo allievo in un incontro carico di ambiguità; il viaggiatore, nella tranquilla Krems, scopre il non tempo dell’amore e della vita; il vecchio scrittore, ospite di un premio, misura la sua estraneità al mondo letterario; infine, un sopravvissuto della Grande Guerra osserva la ricostruzione di un film sulla sua giovinezza, faticando a riconoscere se stesso e i suoi amici. Ironicamente crudeli e malinconicamente sobri, i personaggi attenuano l’intensità delle loro esistenze, sfumando i confini tra finzione e realtà, consapevoli che anche «le pagine invecchiano come le cose vive: fanno orecchie d’asino, si sgualciscono, avvizziscono. Come la mia pelle».