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Con il trionfo del capitalismo e il progressivo affievolirsi della fede nel progresso, le rivolte stanno esplodendo ovunque, da Londra a Hong Kong, da Buenos Aires a Beirut. Le proteste si accendono e si spengono, a volte riemergendo in nuove località. Nemmeno la pandemia ha fermato questo fenomeno: l'omicidio di George Floyd a Minneapolis ha innescato una nuova ondata di indignazione. Viviamo in un'epoca di rivolta, ma è errato considerarla solo come un'esplosione di rabbia irrazionale, come spesso riportano i media. La rabbia non è un evento casuale, ma un sintomo di un ordine sociale in cui la sovranità dello stato è l'unica condizione di ordine. La rivolta sfida questa sovranità, sia essa democratica o despota, rivelando la violenza che la sostiene. Essa interrompe l'agenda del potere e getta la storia nel disordine. Il tempo della rivolta, discontinuo e intermittente, rappresenta anche una ribellione temporale, una transizione anarchica verso uno spazio di tempo che si distacca dalla politica. Questa riflessione sulla natura e sul significato della rivolta interesserà studenti di politica e filosofia e chiunque si preoccupi delle questioni chiave della politica contemporanea.
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Il tempo della rivolta, Donatella Di Cesare
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- Pubblicato
- 2020
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- (In brossura)
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