Bookbot

Biblioteca Adelphi - 550: Il ratto del ricciolo

Testo inglese a fronte

Valutazione del libro

Parametri

  • 168pagine
  • 6 ore di lettura

Maggiori informazioni sul libro

Un certo Lord Petre ebbe l’ardire di tagliare surrettiziamente un ricciolo di Lady Arabella Fermor, e il gelo calò fra le due famiglie. Un giovane e già celebre poeta ricevette l’incarico di scrivere un testo per rasserenare gli animi. L’artista interpellato era il beffardo e geniale Alexander Pope, «piccolo usignolo» della Chiesa cattolica nell’Inghilterra settecentesca. Pope compose un poemetto che, per inventiva e passionalità, tocca punte di epicità omerica, mentre lavorava a una memorabile traduzione dell’Iliade. La sua è una guerra in miniatura, incentrata sull’eterna guerra dei sessi, dove l’infinitesimale giganteggia, come notato da Peter Ackroyd. Il ratto del ricciolo riscosse un immediato successo di pubblico e suscitò reazioni infuriate nella buona società. Pope, però, non era tipo da subire passivamente le critiche. Per ribattere, scrisse un commento che funge da chiave di lettura della sua opera e satira di ogni pretesa interpretativa. Utilizzando argomenti «coerenti e inconfutabili», stigmatizzò la fobia papista che avvelenava il clima inglese, fustigò pedanti e petulanti, e inventò una nuova forma di autopromozione.

Acquisto del libro

Biblioteca Adelphi - 550: Il ratto del ricciolo, Alessandro Gallenzi, Alexander Pope

Lingua
Pubblicato
2009
Rilegatura
(In brossura)
Ti avviseremo via email non appena lo rintracceremo.

Metodi di pagamento

3,6
Molto buono
15329 Valutazioni

Qui potrebbe esserci la tua recensione.

Titolo
Biblioteca Adelphi - 550: Il ratto del ricciolo
Sottotitolo
Testo inglese a fronte
Lingua
Italiano
Editore
Adelphi
Pubblicato
2009
Formato
In brossura
Pagine
168
ISBN10
8845924459
ISBN13
9788845924453
Serie
Prima pubblicazione
1714
Titolo originale
The Rape of the Lock
Valutazione
3,55 su 5
Descrizione
Un certo Lord Petre ebbe l’ardire di tagliare surrettiziamente un ricciolo di Lady Arabella Fermor, e il gelo calò fra le due famiglie. Un giovane e già celebre poeta ricevette l’incarico di scrivere un testo per rasserenare gli animi. L’artista interpellato era il beffardo e geniale Alexander Pope, «piccolo usignolo» della Chiesa cattolica nell’Inghilterra settecentesca. Pope compose un poemetto che, per inventiva e passionalità, tocca punte di epicità omerica, mentre lavorava a una memorabile traduzione dell’Iliade. La sua è una guerra in miniatura, incentrata sull’eterna guerra dei sessi, dove l’infinitesimale giganteggia, come notato da Peter Ackroyd. Il ratto del ricciolo riscosse un immediato successo di pubblico e suscitò reazioni infuriate nella buona società. Pope, però, non era tipo da subire passivamente le critiche. Per ribattere, scrisse un commento che funge da chiave di lettura della sua opera e satira di ogni pretesa interpretativa. Utilizzando argomenti «coerenti e inconfutabili», stigmatizzò la fobia papista che avvelenava il clima inglese, fustigò pedanti e petulanti, e inventò una nuova forma di autopromozione.