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All’inizio del 1928, il diciottenne John Glassco lascia Montreal con un amico, fuggendo dagli studi universitari e dalle aspettative familiari. La sua meta è Parigi, Montparnasse, epicentro della lost generation, dei poeti surrealisti e delle avventure amorose. Qui trascorre più di un anno, immerso in un'esistenza vibrante, fino a quando una malattia lo costringe a tornare, proprio mentre la grande crisi economica avvolge il mondo: «Niente più credito, i giochi sono finiti». Durante la convalescenza, decide di completare queste memorie, un diario di esperienze ricche di discorsi, arte, bevute e incontri. La sua avventura è abbastanza lunga da assorbirlo, ma anche breve da evitare la disillusione, rappresentando un'immagine della giovinezza gioiosa e libidinosa: «gli anni in cui ho vissuto veramente». Passa attraverso bistrot eccentrici e appartamenti affollati da personaggi famosi o anonimi. Tuttavia, il libro non è una semplice galleria di artisti o aneddoti, ma una cronaca irriverente e vitale, che si colloca tra Mark Twain e la beat generation. La vividezza della scrittura e la frenesia del ritmo rendono credibile l'idea che sia stato scritto subito dopo il ritorno a casa, mentre in realtà è stato composto negli anni '60, quando Glassco era già un letterato affermato.
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Memorie di Montparnasse, John Glassco, Paola Bonini
- Lingua
- Pubblicato
- 2013
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- (In brossura)
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- Titolo
- Memorie di Montparnasse
- Lingua
- Italiano
- Autori
- John Glassco, Paola Bonini
- Editore
- Sellerio editore Palermo
- Pubblicato
- 2013
- Formato
- In brossura
- Pagine
- 448
- ISBN10
- 8838930864
- ISBN13
- 9788838930867
- Serie
- Tag
- Saggistica, Tema stórico, Storia, Storie vere, Biografie, Autobiografie e memorie, Francia, Canada
- Valutazione
- 3,85 su 5
- Descrizione
- All’inizio del 1928, il diciottenne John Glassco lascia Montreal con un amico, fuggendo dagli studi universitari e dalle aspettative familiari. La sua meta è Parigi, Montparnasse, epicentro della lost generation, dei poeti surrealisti e delle avventure amorose. Qui trascorre più di un anno, immerso in un'esistenza vibrante, fino a quando una malattia lo costringe a tornare, proprio mentre la grande crisi economica avvolge il mondo: «Niente più credito, i giochi sono finiti». Durante la convalescenza, decide di completare queste memorie, un diario di esperienze ricche di discorsi, arte, bevute e incontri. La sua avventura è abbastanza lunga da assorbirlo, ma anche breve da evitare la disillusione, rappresentando un'immagine della giovinezza gioiosa e libidinosa: «gli anni in cui ho vissuto veramente». Passa attraverso bistrot eccentrici e appartamenti affollati da personaggi famosi o anonimi. Tuttavia, il libro non è una semplice galleria di artisti o aneddoti, ma una cronaca irriverente e vitale, che si colloca tra Mark Twain e la beat generation. La vividezza della scrittura e la frenesia del ritmo rendono credibile l'idea che sia stato scritto subito dopo il ritorno a casa, mentre in realtà è stato composto negli anni '60, quando Glassco era già un letterato affermato.


