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Gli Iperborei - 199: La casa bianca

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Elegante residenza di campagna sull’isola di Als, la casa bianca è il rifugio della famiglia del pastore Fritz Hvide, che vive giornate di aristocratico ozio tra ricevimenti in giardino, pettegolezzi nella lavanderia e la vivace vita delle cucine. In questo paradiso perduto di innocenza nella Danimarca di fine Ottocento, Stella, la moglie del pastore, emerge come figura centrale. Sensibile e innamorata della musica e della poesia, è soffocata dall’austerità del marito. Stella irradia grazia e dolcezza, difendendo spazi di sogno e libertà durante feste improvvisate con i figli e i domestici, incantando gli ospiti con canzoni d’amore al pianoforte. Tuttavia, la sua gioia è segnata da una malinconia profonda, un contrasto tra desiderio e costrizione che permea ogni istante di luce, evocando un senso di fine imminente. In questo romanzo autobiografico, l'autore dipinge con delicato intimismo e uno sguardo cinematografico il crepuscolo di un’epoca e un paesaggio dell’anima, esprimendo la nostalgia per la fine di ogni illusione, che trova pace solo nell’arte o nel ricordo, come risuona nel ritornello che accompagna l’intero racconto.

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Gli Iperborei - 199: La casa bianca, Claudio Torchia, Herman Bang, Hannelore Janßen

Lingua
Pubblicato
2012
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(In brossura)
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Molto buono
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Titolo
Gli Iperborei - 199: La casa bianca
Lingua
Italiano
Editore
Iperborea
Pubblicato
2012
Formato
In brossura
Pagine
144
ISBN10
8870911993
ISBN13
9788870911992
Serie
Valutazione
3,7 su 5
Descrizione
Elegante residenza di campagna sull’isola di Als, la casa bianca è il rifugio della famiglia del pastore Fritz Hvide, che vive giornate di aristocratico ozio tra ricevimenti in giardino, pettegolezzi nella lavanderia e la vivace vita delle cucine. In questo paradiso perduto di innocenza nella Danimarca di fine Ottocento, Stella, la moglie del pastore, emerge come figura centrale. Sensibile e innamorata della musica e della poesia, è soffocata dall’austerità del marito. Stella irradia grazia e dolcezza, difendendo spazi di sogno e libertà durante feste improvvisate con i figli e i domestici, incantando gli ospiti con canzoni d’amore al pianoforte. Tuttavia, la sua gioia è segnata da una malinconia profonda, un contrasto tra desiderio e costrizione che permea ogni istante di luce, evocando un senso di fine imminente. In questo romanzo autobiografico, l'autore dipinge con delicato intimismo e uno sguardo cinematografico il crepuscolo di un’epoca e un paesaggio dell’anima, esprimendo la nostalgia per la fine di ogni illusione, che trova pace solo nell’arte o nel ricordo, come risuona nel ritornello che accompagna l’intero racconto.