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Gli Adelphi: Alla ricerca del predatore alfa. Il mangiatore di uomini nelle giungle della storia e della mente

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  • 602pagine
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«Grandi e terribili belve carnivore hanno da sempre condiviso lo spazio con gli esseri umani. Erano parte del contesto ecologico nel quale si è evoluto Homo sapiens . Erano parte dell’ambiente psicologico nel quale è sorto il nostro senso di identità come specie. Erano parte dei sistemi spirituali da noi inventati per far fronte alle alterne vicende dell’esistenza. I denti e gli artigli, la ferocia e la fame dei grandi predatori erano truci realtà che si potevano eludere ma non dimenticare. Di tanto in tanto un mostruoso carnivoro emergeva come una fatalità da una selva o da un fiume, a uccidere e a cibarsi del cadavere. Era – come oggi gli incidenti d’auto – una sventura consueta, che ogni volta, nonostante la consuetudine, rinnovava il trauma e l’orrore. E comunicava un certo messaggio. Una delle prime forme dell’autoconsapevolezza umana fu la percezione di essere pura e semplice carne». David Quammen

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Gli Adelphi: Alla ricerca del predatore alfa. Il mangiatore di uomini nelle giungle della storia e della mente, David Quammen, Marina Antonielli

Lingua
Pubblicato
2020
Rilegatura
(In brossura)
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3,9
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Titolo
Gli Adelphi: Alla ricerca del predatore alfa. Il mangiatore di uomini nelle giungle della storia e della mente
Lingua
Italiano
Editore
Adelphi
Pubblicato
2020
Formato
In brossura
Pagine
602
ISBN10
8845935035
ISBN13
9788845935039
Serie
Titolo originale
Monsters of god
Valutazione
3,9 su 5
Descrizione
«Grandi e terribili belve carnivore hanno da sempre condiviso lo spazio con gli esseri umani. Erano parte del contesto ecologico nel quale si è evoluto Homo sapiens . Erano parte dell’ambiente psicologico nel quale è sorto il nostro senso di identità come specie. Erano parte dei sistemi spirituali da noi inventati per far fronte alle alterne vicende dell’esistenza. I denti e gli artigli, la ferocia e la fame dei grandi predatori erano truci realtà che si potevano eludere ma non dimenticare. Di tanto in tanto un mostruoso carnivoro emergeva come una fatalità da una selva o da un fiume, a uccidere e a cibarsi del cadavere. Era – come oggi gli incidenti d’auto – una sventura consueta, che ogni volta, nonostante la consuetudine, rinnovava il trauma e l’orrore. E comunicava un certo messaggio. Una delle prime forme dell’autoconsapevolezza umana fu la percezione di essere pura e semplice carne». David Quammen