I Malavoglia di Giovanni Verga è un classico del Verismo italiano, che racconta le vicende della famiglia Toscano, detta dei Malavoglia, in un piccolo villaggio siciliano. La storia esplora temi come il destino, il sacrificio, la famiglia e la fatica della vita quotidiana, con uno stile realistico e intenso. Una lettura profonda e toccante, che mette in luce la forza e le debolezze dell’animo umano.
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Un romanzo come I Malavoglia – notò Capuana – non si può riassumere: la storia di questa famiglia di pescatori di Aci Trezza, paesino in provincia di Catania, è ormai considerata una sorta di manifesto del verismo italiano e un classico della nostra letteratura. L’umanità dei vinti di Verga, immancabilmente falciati da un destino crudele e implacabile, si muove corale con quieto e desolato lirismo, sostenuta da quella fede nella provvidenza che rimane l’unica consolazione di fronte all’accettazione dell’immutabilità del ciclo della vita e all’idea che solo il lavoro possa dare un senso all’esistenza. A contrastare questo attaccamento alla tradizione c’è lo sgomento o il facile e fugace entusiasmo con cui si assiste all’avvento di un progresso che pare voler stravolgere i vecchi ordini e le consuetudini di una civiltà arcaica.
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I Malavoglia, Giovanni Verga
- Lingua
- Pubblicato
- 2010
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- (In brossura)
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- Titolo
- I Malavoglia
- Lingua
- Italiano
- Autori
- Giovanni Verga
- Editore
- Newton Compton
- Pubblicato
- 2010
- Formato
- In brossura
- Pagine
- 256
- ISBN10
- 885411961X
- ISBN13
- 9788854119611
- Serie
- Il ciclo dei vinti
- Titolo originale
- I Malavoglia
- Valutazione
- 3,45 su 5
- Descrizione
- Un romanzo come I Malavoglia – notò Capuana – non si può riassumere: la storia di questa famiglia di pescatori di Aci Trezza, paesino in provincia di Catania, è ormai considerata una sorta di manifesto del verismo italiano e un classico della nostra letteratura. L’umanità dei vinti di Verga, immancabilmente falciati da un destino crudele e implacabile, si muove corale con quieto e desolato lirismo, sostenuta da quella fede nella provvidenza che rimane l’unica consolazione di fronte all’accettazione dell’immutabilità del ciclo della vita e all’idea che solo il lavoro possa dare un senso all’esistenza. A contrastare questo attaccamento alla tradizione c’è lo sgomento o il facile e fugace entusiasmo con cui si assiste all’avvento di un progresso che pare voler stravolgere i vecchi ordini e le consuetudini di una civiltà arcaica.




































