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- 340pagine
- 12 ore di lettura
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Un testo ormai classico che ricostruisce l'evolversi dell'«ortopedia sociale» con cui si è arrivati alla nascita della prigione. «Si imprigiona chi ruba, si imprigiona chi violenta, si imprigiona anche chi uccide. Da dove viene questa strana pratica, e la singolare pretesa di rinchiudere per correggere, avanzata dai codici moderni? Forse una vecchia eredità delle segrete medievali? Una nuova tecnologia, piuttosto: la messa a punto, tra il XVI e il XIX secolo, di tutto un insieme di procedure per incasellare, controllare, misurare, addestrare gli individui, per renderli docili e utili nello stesso tempo. Sorveglianza, esercizio, manovre, annotazioni, file e posti, classificazioni, esami, registrazioni. Tutto un sistema per assoggettare i corpi, per dominare le molteplicità umane e manipolare le loro forze, si era sviluppato nel corso dei secoli classici negli ospedali, nell'esercito, nelle scuole, nei collegi, nelle fabbriche: la disciplina. Il XVIII secolo ha senza dubbio inventato la libertà, ma ha dato loro una base profonda e solida, la società disciplinare, da cui dipendiamo ancora oggi».
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Sorvegliare e punire, Alcesti Tarchetti, Michel Foucault
- Lingua
- Pubblicato
- 2014
- Rilegatura
- (In brossura)
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- Titolo
- Sorvegliare e punire
- Lingua
- Italiano
- Autori
- Alcesti Tarchetti, Michel Foucault
- Editore
- Einaudi editore
- Pubblicato
- 2014
- Formato
- In brossura
- Pagine
- 340
- ISBN10
- 8806219464
- ISBN13
- 9788806219468
- Serie
- Tag
- Saggistica, Scienze sociali, Tema stórico, Storia, Scienze politiche & Politica, Temi psicologici, Tematica filosofica, Sulla letteratura, Tematica giuridica, Filosofia, Psicologia, Politica, Francia, Sociologia, Regali per il nonno, Storia Culturale, Teorie Scientifiche, Studio, Lotta per il potere, Criminalità, Prigione, Studi accademici, Moralità, Sorveglianza, Penitenziario
- Prima pubblicazione
- 1975
- Titolo originale
- Surveiller et punir
- Valutazione
- 4,25 su 5
- Descrizione
- Un testo ormai classico che ricostruisce l'evolversi dell'«ortopedia sociale» con cui si è arrivati alla nascita della prigione. «Si imprigiona chi ruba, si imprigiona chi violenta, si imprigiona anche chi uccide. Da dove viene questa strana pratica, e la singolare pretesa di rinchiudere per correggere, avanzata dai codici moderni? Forse una vecchia eredità delle segrete medievali? Una nuova tecnologia, piuttosto: la messa a punto, tra il XVI e il XIX secolo, di tutto un insieme di procedure per incasellare, controllare, misurare, addestrare gli individui, per renderli docili e utili nello stesso tempo. Sorveglianza, esercizio, manovre, annotazioni, file e posti, classificazioni, esami, registrazioni. Tutto un sistema per assoggettare i corpi, per dominare le molteplicità umane e manipolare le loro forze, si era sviluppato nel corso dei secoli classici negli ospedali, nell'esercito, nelle scuole, nei collegi, nelle fabbriche: la disciplina. Il XVIII secolo ha senza dubbio inventato la libertà, ma ha dato loro una base profonda e solida, la società disciplinare, da cui dipendiamo ancora oggi».

