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  • 224pagine
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L’uomo che racconta la sua storia in questo romanzo riesce inizialmente a ingannare il proprio destino. Arabo israeliano, si integra nella comunità ebraica, vive in una grande città e avanza nel giornalismo, allontanandosi dalla sua famiglia e dal provincialismo delle sue origini. Tuttavia, quando il successo sembra a portata di mano, il destino lo intrappola in un contesto di crescente ostilità tra palestinesi ed ebrei, costringendolo a sentirsi un intruso. L'unica via d'uscita appare il ritorno al paese natale, dove spera di trovare sicurezza tra la gente che conosce. Ma il ritorno si rivela impossibile: il paese della memoria è cambiato, i volti familiari sono irriconoscibili, segnati da cinismo e materialismo. Un giorno, mentre cerca di recarsi nella grande città, scopre che tutte le strade sono bloccate dai soldati, senza spiegazioni. Durante questo assedio interminabile, emergono le debolezze di una comunità poco solidale e la fragilità del protagonista, che, accanto all'indignazione per un Paese che tormenta i propri cittadini, sviluppa avversione per la sua stessa gente. Un crescendo drammatico e claustrofobico porta a un ineluttabile senso di solitudine e di esilio, senza possibilità di riscatto politico.

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E fu mattina, Sajjid Kašua, Elena Loewenthal

Lingua
Pubblicato
2005
Rilegatura
(In brossura)
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3,8
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Titolo
E fu mattina
Lingua
Italiano
Editore
Guanda
Pubblicato
2005
Formato
In brossura
Pagine
224
ISBN10
8882468062
ISBN13
9788882468064
Serie
Prima pubblicazione
2004
Titolo originale
Vajehi boker
Valutazione
3,8 su 5
Descrizione
L’uomo che racconta la sua storia in questo romanzo riesce inizialmente a ingannare il proprio destino. Arabo israeliano, si integra nella comunità ebraica, vive in una grande città e avanza nel giornalismo, allontanandosi dalla sua famiglia e dal provincialismo delle sue origini. Tuttavia, quando il successo sembra a portata di mano, il destino lo intrappola in un contesto di crescente ostilità tra palestinesi ed ebrei, costringendolo a sentirsi un intruso. L'unica via d'uscita appare il ritorno al paese natale, dove spera di trovare sicurezza tra la gente che conosce. Ma il ritorno si rivela impossibile: il paese della memoria è cambiato, i volti familiari sono irriconoscibili, segnati da cinismo e materialismo. Un giorno, mentre cerca di recarsi nella grande città, scopre che tutte le strade sono bloccate dai soldati, senza spiegazioni. Durante questo assedio interminabile, emergono le debolezze di una comunità poco solidale e la fragilità del protagonista, che, accanto all'indignazione per un Paese che tormenta i propri cittadini, sviluppa avversione per la sua stessa gente. Un crescendo drammatico e claustrofobico porta a un ineluttabile senso di solitudine e di esilio, senza possibilità di riscatto politico.