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- 223pagine
- 8 ore di lettura
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Per i lettori che amano Bruce Chatwin, questo libro diventa un breviario; per chi lo conosce meno, è un'introduzione alle sue esperienze e idee, un viaggio alla scoperta di Chatwin. In alcune parti, specialmente nelle notizie autobiografiche e nella lettera al suo editore Tom Maschler, Chatwin rivela il fondo della sua inquietudine di migrante, devoto all'«alternativa nomade». Ma perché il nomadismo è un'alternativa alla civiltà? Le risposte emergono attraverso scritti che coprono vent'anni della sua vita, dal 1968 al 1987, riflettendo le sue varie incarnazioni: esperto d’arte, giornalista, esploratore e narratore. Il libro include racconti brevi, storie di viaggio (dalla Patagonia alla Toscana, dall’Africa a Capri) e ritratti di figure come Konrad Lorenz e Curzio Malaparte. Inoltre, presenta abbozzi di un libro-sogno sul nomadismo, che Chatwin abbandonò ritenendolo «impubblicabile». Questo progetto doveva essere un atto di fede: «Il nomade rinuncia; medita in solitudine; abbandona i rituali collettivi». È anche un’autoanalisi per rispondere a una domanda fondamentale: «Perché divento irrequieto dopo un mese nello stesso posto?». La pubblicazione avviene in Inghilterra e Italia nel 1996.
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Biblioteca Adelphi - 321: Anatomia dell'irrequietezza, Bruce Chatwin, Matthew Graves, Jan Borm, Franco Salvatorelli
- Lingua
- Pubblicato
- 1996
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- (In brossura)
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- Titolo
- Biblioteca Adelphi - 321: Anatomia dell'irrequietezza
- Lingua
- Italiano
- Editore
- Adelphi
- Pubblicato
- 1996
- Formato
- In brossura
- Pagine
- 223
- ISBN10
- 8845912205
- ISBN13
- 9788845912207
- Serie
- Tag
- Saggistica, Mappe e viaggi, Storie vere, Biografie, Viaggi, Tematica filosofica, Autobiografie e memorie, Giornalismo d’opinione & Saggi, Storie, Inghilterra, Viaggio, Foto, Libertà, Esilio, Esotismo
- Valutazione
- 3,95 su 5
- Descrizione
- Per i lettori che amano Bruce Chatwin, questo libro diventa un breviario; per chi lo conosce meno, è un'introduzione alle sue esperienze e idee, un viaggio alla scoperta di Chatwin. In alcune parti, specialmente nelle notizie autobiografiche e nella lettera al suo editore Tom Maschler, Chatwin rivela il fondo della sua inquietudine di migrante, devoto all'«alternativa nomade». Ma perché il nomadismo è un'alternativa alla civiltà? Le risposte emergono attraverso scritti che coprono vent'anni della sua vita, dal 1968 al 1987, riflettendo le sue varie incarnazioni: esperto d’arte, giornalista, esploratore e narratore. Il libro include racconti brevi, storie di viaggio (dalla Patagonia alla Toscana, dall’Africa a Capri) e ritratti di figure come Konrad Lorenz e Curzio Malaparte. Inoltre, presenta abbozzi di un libro-sogno sul nomadismo, che Chatwin abbandonò ritenendolo «impubblicabile». Questo progetto doveva essere un atto di fede: «Il nomade rinuncia; medita in solitudine; abbandona i rituali collettivi». È anche un’autoanalisi per rispondere a una domanda fondamentale: «Perché divento irrequieto dopo un mese nello stesso posto?». La pubblicazione avviene in Inghilterra e Italia nel 1996.


